Bimba esclusa dalla mensa… Niente soldi per pagare la rerra! Una studentessa lo fa a posto delle istituzioni (di merda)

Oggi cliccando qua e la su twitter, nell’aria tiepida del primo pomeriggio tarantino, la mia attenzione è stata attirata dal twitt di un mio following @CesareOrtis .
Nel suo twitt si lamentava aspramente a lettere maiuscole dicendo:”MA CHE PAESE SIAMO DIVENTATI?” e di seguito invitava con enfasi di leggere l’articolo del link.
Leggo, mentre, da solo mangio un piatto di spaghetti con le cozze (cosa vuoi mangiare di meglio?) guardando il Mar Piccolo e il vecchio e grigio incrociatore della marina militare che dondola pigro tra basse onde di un mare inquinato.
Leggo l’articolo e in un istante tutto diventa grigio e disgustoso: il cielo terso e azzurro s’annuvola, il mare diviene grigio blu, il vento si raffredda e diventa tagliente… persino gli spaghetti, superbi fino a quel momento, diventano insapore e appiccicosi!
Una bambinetta in età d’asilo è messa da parte dagli inservienti di una mensa scolastica perché i genitori non possono pagare la retta mensile! Lei piccola, indifesa e del tutto dipendente dagli adulti che hanno già distrutto il mondo che lei dovrà vivere e che hanno sperperato tutto ciò che a lei e ai suoi figli e nipoti sarebbe servito per vivere, lei, dicevo messa in un cantuccio distante dagli altri bambini che “possono” mangiare! @CesareOrtis si chiede “che paese siamo diventati?” Uno dei peggiori, dico io. Quale vergogna, quale umiliazione per chi ha ancora un cuore ben localizzato nel torace?
Leggo ancora e scopro che una studentessa universitaria sarda e fuori sede, legge la notizia, si intristisce, poi si indigna e poi decide, nell’anonimato di pagare la retta della mensa alla bambina, che già presenta chiari segni di denutrizione.
Che paese siamo diventati?
Allontaniamo una bambina dell’asilo dalla mensa e facciamo in modo che la sua salute ne risenta (l’ha detto il medico, non io) e che i suoi piccoli compagni la deridano, la emarginino e facciamo in modo che lei si senta emarginata e colpevole perché lei… Lei non può mangiare come gli altri bambini.
Che paese siamo diventati se tutti noi abbiamo permesso e continuiamo a permettere che accada tutto ciò?
Non voglio, in questo momento, scrivere cosa penso di quegli “esseri” ignobili che continuano a litigare per le loro maledette poltrone a Roma… Non posso farlo, finirei in galera e anche io ho una figlia da far crescere, ma il mio disgusto è talmente tanto da spingermi all’odio più profondo verso chi ha fatto in modo che tutto ciò accadesse e si perpetuasse nel tempo.
Qui di seguito potrete leggere l’articolo pubblicato dal “Quotidiano.com” che potrà darvi tutte le tristi sfumature di questa triste storia.
Un ringraziamento a Cesare Ortis che con la sua attenzione alla mia attenzione quanto appena raccontato.

ilPrisco

Quotidiano.net

Roma, 23 aprile 2013 – Una bambina in difficoltà economiche, una studentessa fuori sede. La piccola, deperita e sottopeso perché esiliata all’ora di pranzo dagli altri bambini: la sua famiglia non ha i soldi per pagarle la mesa. La studentessa, legge la sua storia su un giornale locale – Provincia di Pavese – e decide: “Pago io la mensa a quella bambina”. Questa storia di ‘crisi’, che colpisce per i suoi giovani protagonisti, è accaduta pochi giorni fa a Vigevano. Inoltre, la piccola allieva in difficoltà economiche, da qualche settimana, oltre a non poter mangiare a mensa con gli altri bambini, non riesce più neanche a mangiare il suo solito panino che la mamma ogni giorno, da sei mesi, le mette nello zaino insieme a una bottiglietta d’acqua.

Difficoltà economiche quindi: in casa lavora solo il padre – ma non sempre – , quell’unico stipendio basta giusto a pagare l’affitto, le utenze e le rette d’iscrizione all’asilo, ma non la mensa. La mamma, preoccupata, si rivolge al medico: l’esito della visita è un certificato medico sul quale è scritto a chiare lettere che la piccola deve mangiare pasti regolari, a pranzo e a cena. Ed è a questo punto che entra in gioco Gloria Spezziga di Valledoria, provincia di Sassari, ma studentessa universitaria a Pavia. Legge la notizia sulla Provincia e si offre di pagare i 90 euro necessari per far mangiare la piccola. Avrebbe voluto rimanere anonima, ma la notizia non ha tardato a circolare. “Ma non sapevo come fare per raggiungere la famiglia della piccola e poi ero troppo amareggiata dopo aver letto la storia – ha detto Spezziga a La Nuova Sardegna- per cercare soluzioni. Così, ho telefonato al giornale, chiedendo come prima garanzia l’anonimato. Poi ho spiegato il motivo della telefonata. Sono stata l’unica a farmi avanti, mi è stato detto”, e per questo è stata anche più volte intervistata.

Gloria Spezziga è iscritta all’ultimo anno di Giurisprudenza, figlia di una famiglia della medio borghesia del centro costiero nella Valle del Coghinas. Il padre è un piccolo imprenditore edile, la mamma casalinga, il fratello più grande è laureato in Architettura, la sorellina più piccola frequenta la seconda media. “Ma non navighiamo nell’oro- si è affrettata a spiegare lei- L’edilizia è in crisi e i miei fanno sacrifici per farmi studiare qui a Pavia, ma non credo che possano cambiarci la vita 90 euro al mese in più di spese. Vorrà dire che rinuncerò a una parte della mia paghetta, ma non potevo fare altrimenti. Leggere la storia della bambina mi ha fatto male, ma mi ha fatto ancora più male scoprire che nessun altro si era offerto di aiutarla”.

“La mia richiesta di anonimato è stata rispettata – continua la studentessa -ma ora ho deciso di presentarmi perché non ho niente da nascondere, perché porto avanti valori sani e onesti e porterò avanti questa battaglia perché voglio che nel prossimo anno scolastico la bambina, e tante altre come lei, abbiamo i pasti garantiti a scuola”. E ancora: “Non voglio essere presa come un’eroina dei nostri tempi – ha sottolineato – Solo che non pensavo che potessero succedere episodi del genere. Ma come si fa a dividere i compagni di scuola all’ora di pranzo mandando quelli che pagano in sala mensa e gli altri in un angolino a mangiare quel che si sono portati da casa? Ma soprattutto è assurdo che nessuno sia intervenuto per segnalare il deperimento fisico della bambina. Si è atteso che un medico certificasse la sua quasi anoressia per affrontare il problema, ma sempre comunque senza farla mangiare alle mensa per recuperare le forze perdute. Per 90 euro. Ma in che posto siamo?”.

Pubblicato da: www.quotidiano.net

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Il Cavaliere dei Somari cavalca un Ronzino

Incarico di Governo a Letta. New Napolitano (la furia della vendetta) designa il PDdino Letta per la formazione di un governo d’urgenza mirato alla rapida risoluzione degli italici problemi. Sui blocchi di partenza l’immancabile “totoministri” che tanto affascina i nostri “giornalai” e fa discutere i trenta o quaranta milioni di esperti politologi italiani sulla bontà di questo o quel parlamentare.

Tutto bello, tutto nuovo.

Ma chi si vuole prendere per il culo? Nulla di innovativo, nessuna “schiarita” politica all’orizzonte marcio e nero dei palazzi romani.

Sono qui, nel mio ufficio immerso nella penombra pomeridiana. Fuori, al di la della finestra aperta a far entrare la carezzevole aria primaverile tarantina, la vita scorre caotica ed ignara di quanto e cosa si confabula nella lontana Roma. Ad un tratto un suono triste di campane infrange il latrato dei cani, il cinguettio degli uccelli e l’arrogante prepotenza dei clacson… “suonano a morto”! Spero che non sia un presagio di default prospettato dal Grillo Catastrofico!

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Io mi chiedo in quale misura la pazienza degli italiani dovrà essere contenuta affinchè non dirompa in un turbine di scellerata violenza? Ma come può un “Essere” tanto spregevole ed artefice, assieme alla sordida complicità del PD, dell’italica disfatta, azzardarsi a emanare editti e minacciare impunemente? Dove sono i bei “principi di mielato collaborazionismo” tanto proclamati durante il buonismo post-elettorale? Dov’è finita l’impellente necessità di un governo che possa risanare, o meglio rattoppare, questa Italia ferita dalla stessa stupida leggerezza dei suoi governanti? Mi chiedo ancora: tornano prevalenti i problemi personalissimi del cavaliere senza cavallo e circondato di somari? Devo pensare, ancora, che i bislacchi proclami pseudo-dittatoriali di Grillo siano cosa buona e giusta? Troppe domande, lo ammetto, ma sono certo che nessuna risposta seria e concreta potra mai giungere a queste orecchie stanche di farneticazioni idiote, vuote e inconcludenti!

IlPrisco

Preleveranno dai conti correnti e succhieranno il ns sangue.

PAGHERANNO IN CINQUE MILIONI ..::.. postato il 12/04/2013

Lasciate perdere le fantasiose proiezioni politiche sul futuro del nostro paese, ormai non ha neanche tanto senso continuare ad aspettare il nuovo governo. La pagheranno circa cinque milioni di italiani, questa fase di instabilità e di mancanza di convergenzapolitica  nell’interesse del paese, con il Partito Democratico come principale responsabile. Sono cinque milioni infatti i contribuenti  italiani (intesi come persone fisiche) che secondo le rilevazioni di Bankitalia detengono depositi e giacenze bancarie a prima vista superiori a euro 100.000. Lo hanno fatto capire con grande disinvoltura persino le autorità sovranazionali europee, l’Italia non è più di tanto a rischio per adesso, nonostante i suicidi quotidiani e le chiusure sistematiche di piccole e medie imprese day by day. La prima manovra tampone, con grande presunzione, istituita dal prossimo governo sarà l’istituzione di una sorta di imposta di solidarietàsu chi possiede disponibilità liquide superiori a centomila euro appunto. Il prelievo potrebbe essere anche di entità piuttosto contenuta (tra lo 0.5% e il 3%), mettendo il futuro governo nelle condizioni di gestire le future contingenze della spesa pubblica. In parallelo ci potrebbe stare anche un inasprimento dell’attuale l’imposta di bollo (oggi allo 0.15%) facendola lievitare sino allo 0.50% del totale degli assets finanziari complessivamente detenuti.
DI sicuro a quel punto si introdurranno anche dei meccanismi di protezionismo e blindatura delle attuali ricchezze del paese istituendo il divieto di espatrio dei capitali al fine di preservare l’integrità e la tenuta del sistema bancario italiano. Non che siano soluzioni tanti radicali e ortodosse, se fossi stato il primo ministro italiano le avrei messe a regime ancora dallo scorso anno piuttosto che inasprire la tassazione diretta sui patrimoni immobiliari. Più denaro esce in questo momento dall’Italia, più si accelera la velocità di caduta dell’intera economia nazionale: anche se adesso molti lettori non saranno d’accordo, in questo momento bisogna spingere per fare entrare più capitali possibili, anche con discutibili benefici fiscali. La nostra fortuna è rappresentata momentaneamente dagli ammortizzatori familiari privati, costituiti dai risparmi dei nostri padri e nonni, che stanno preservando il welfare italiano al pari della Cassa Integrazione. Tutti e due sono comunque destinati a terminare: non dureranno ancora per molti anni. Sfruttate pertanto questo momento di limbo politico se avete intenzione di delocalizzare parte dei vostri risparmi per sfuggire dalla persecuzione fiscale che ci attende: grosso modo avete un vantaggio di 6/8 settimane prima che arrivi la purga e come ho detto non ci sarà più di tanto da fare, ma solo da subire.
Il prossimo governo dovrà infatti abozzare anche la nuova finanziaria e decidere come trovare la copertura per altri 12/18 mesi di Cassa Integrazione, pena fenomeni incontrollati di tensione e violenza sociale. Purtroppo anche l’Italia come l’Europa, manco naviga a vista, è completamente priva di un Cabinet Office ovvero di una cabina di regia o di un ponte di comando. Il nuovo primo ministro (illuminato) dovrà inesorabilmente svegliare gli italiani dal torpore fanciullesco e rivelare loro che per far respirare il paese si dovranno tagliare o limitare l’erogazione di determinati servizi (soprattutto sul fronte sanitario), aggredendo finalmente quei 250 miliardi di spesa pubblica che non generano necessariamente welfare. In centinaia ogni giorno mi scrivete per sapere cosa accadrà se l’Italia verrà ricommissariata, se l’euro è destinato a rompersi in due, se l’Unione Europea ha i mesi contati, se è conveniente aprire un conto di deposito su una banca svizzera, se è opportuno detenere oro fisico o se conviene investire in questo o quel fondo di investimento a fronte dello scenario drammatico che stiamo vivendo.
Personalmente come analista e come operatore finanziario indipendente mi sono fatto un quadro complessivo di cosa ci aspetta non solo in Italia, ma anche in Europa: la view non è per tutti e non è il caso di esternarla, la maggior parte di chi legge è destinata a perdere comunque gran parte del proprio denaro. Non starò a guardare e non intendo camminare come un cieco senza bastone. Al momento in cui scrivo mi trovo negli uffici di una banca di gestione di investimento a Londra in prossimità di Regent Street, in questi giorni (aspettando il funerale di stato della Thatcher) stiamo dedicando molte energie e risorse a definire tutti gli aspetti istituzionali ed operativi per il lancio e la gestione di un fondo di fondi di investimento di diritto maltese a marchio Deltoro Holding che avrà come obiettivo principale la gestione della volatilità, l’immunizzazione fiscale e patrimoniale, la sterilizzazione dei rischi sistemici e la delocalizzazione degli assets detenuti in portafoglio. Purtroppo il progetto imprenditoriale proprio così come nacque Deltoro Holding non è rivolto a tutti ma solo ai followers in sintonia con la nostra mission aziendale. Invito anche voi a fare altrettanto, organizzandovi per la creazione di soluzioni similari, purtroppo come italiani possiamo fare affidamento solo alle nostre capacità ed individualità, il governo e lo stato ci hanno abbandonato da anni. Un augurio di buona sorte finanziaria a tutti i lettori del portale.
Scritto da Eugenio Benetazzo (Economista indipendente Italia-Malta http://www.eugeniobenetazzo.com)

SUICIDI DI STATO

SUICIDI DI STATO.

Elena Noschese e la “politica dei ricchi”… ascoltatela!

loro 12000euro al mese io ZERO euro al mese !!!!!!!
non credete a nessun politico, vip, imprenditore, o religioso che si schiera dalla parte del cittadini tutte balle!!! MI HANNO RIPOSTO AL MIO APPELLO LA MUSSOLINI CROSETTO, LUPI, LA TELEFONATA DELLA SEGRETERIA DI BRIATORE TANTI PRETI VIP MA NESSUN AIUTO ECONOMICO, NE MORALE MI HANNO PRATICAMENTE AUGURATO BUONA FORTUNA.iL QUIRINALE HA INVIATO UNA LETTERA AL CPI DI EBOLI MA LI CON C’è LAVORO@ElenaNoschese e la sua Bambina, hanno bisogno di noi, un piccolo sforzo tutti quanti IBAN IT64o0306967684510324518467poste pay. 4023600639438805 c.fisc. nsclne68p52z133t

Risposta di Rodotà ad Eugenio Scalfari

Caro direttore,
non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l’articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti.

E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all’interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice «non c’è problema », non gira la testa dall’altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com’è andata concretamente a finire.

La mia candidatura era inaccettabile perché proposta da Grillo? E allora bisogna parlare seriamente di molte cose, che qui posso solo accennare. È infantile, in primo luogo, adottare questo criterio, che denota in un partito l’esistenza di un soggetto fragile, insicuro, timoroso di perdere una identità peraltro mai conquistata. Nella drammatica giornata seguita all’assassinio di Giovanni Falcone, l’esigenza di una risposta istituzionale rapida chiedeva l’immediata elezione del presidente della Repubblica, che si trascinava da una quindicina di votazioni. Di fronte alla candidatura di Oscar Luigi Scalfaro, più d’uno nel Pds osservava che non si poteva votare il candidato “imposto da Pannella”. Mi adoperai con successo, insieme ad altri, per mostrare l’infantilismo politico di quella reazione, sì che poi il Pds votò compatto e senza esitazioni, contribuendo a legittimare sé e il Parlamento di fronte al Paese.
Incostituzionale il Movimento 5Stelle? Ma, se vogliamo fare l’esame del sangue di costituziona-lità, dobbiamo partire dai partiti che saranno nell’imminente governo o maggioranza. Che dire della Lega, con le minacce di secessione, di valligiani armati, di usi impropri della bandiera, con il rifiuto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con le sue concrete politiche razziste e omofobe? È folklore o agire in sé incostituzionale? E tutto quello che ha documentato Repubblica nel corso di tanti anni sull’intrinseca e istituzionale incostituzionalità dell’agire dei diversi partiti berlusconiani? Di chi è la responsabilità del nostro andare a votare con una legge elettorale viziata di incostituzionalità, come ci ha appena ricordato lo stesso presidente della Corte costituzionale? Le dichiarazioni di appartenenti al Movimento 5Stelle non si sono mai tradotte in atti che possano essere ritenuti incostituzionali, e il loro essere nel luogo costituzionale per eccellenza, il Parlamento, e il confronto e la dialettica che ciò comporta, dovrebbero essere da tutti considerati con serietà nella ardua fase di transizione politica e istituzionale che stiamo vivendo.

Peraltro, una analisi seria del modo in cui si è arrivati alla mia candidatura, che poteva essere anche quella di Gustavo Zagrebelsky o di Gian Carlo Caselli o di Emma Bonino o di Romano Prodi, smentisce la tesi di una candidatura studiata a tavolino e usata strumentalmente da Grillo, se appena si ha nozione dell’iter che l’ha preceduta e del fatto che da mesi, e non soltanto in rete, vi erano appelli per una mia candidatura. Piuttosto ci si dovrebbe chiedere come mai persone storicamente appartenenti all’area della sinistra italiana siano state snobbate dall’ultima sua incarnazione e abbiano, invece, sollecitato l’attenzione del Movimento 5Stelle. L’analisi politica dovrebbe essere sempre questa, lontana da malumori o anatemi.

Aggiungo che proprio questa vicenda ha smentito l’immagine di un Movimento tutto autoreferenziale, arroccato. Ha pubblicamente e ripetutamente dichiarato che non ero il candidato del Movimento, ma una personalità (bontà loro) nella quale si riconoscevano per la sua vita e la sua storia, mostrando così di voler aprire un dialogo con una società più larga. La prova è nel fatto che, con sempre maggiore chiarezza, i responsabili parlamentari e lo stesso Grillo hanno esplicitamente detto che la mia elezione li avrebbe resi pienamente disponibili per un via libera a un governo. Questo fatto politico, nuovo rispetto alle posizioni di qualche settimana fa, è stato ignorato, perché disturbava la strategia rovinosa, per sé e per la democrazia italiana, scelta dal Pd. E ora, libero della mia ingombrante presenza, forse il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su che cosa sia successo in questi giorni nella società italiana, senza giustificare la sua distrazione con l’alibi del Movimento 5Stelle e con il fantasma della Rete.

Non contesto il diritto di Scalfari di dire che mai avrebbe pensato a me di fronte a Napolitano. Forse poteva dirlo in modo meno sprezzante. E può darsi che, scrivendo di non trovare alcun altro nome al posto di Napolitano, non abbia considerato che, così facendo, poneva una pietra tombale sull’intero Pd, ritenuto incapace di esprimere qualsiasi nome per la presidenza della Repubblica.

Per conto mio, rimango quello che sono stato, sono e cercherò di rimanere: un uomo della sinistra italiana, che ha sempre voluto lavorare per essa, convinto che la cultura politica della sinistra debba essere proiettata verso il futuro. E alla politica continuerò a guardare come allo strumento che deve tramutare le traversie in opportunità.

SOLIDARIETA’ AI MAGISTRATI DI TARANTO DOPO AZIONE LEGALE NEI LORO CONFRONTI DI ILVA SPA

A sostegno di tutti gli amici tarantini e di una città da sempre calpestata dalla speculazione e dallo stesso Stato.

IlPrisco

taranto7aprile

ilva notte venerdì 22 feb ore 00,30 (800x471)Esprimiamo la nostra più profonda indignazione nell’apprendere (fonti Corriere del Giorno http://www.corrieredelgiorno.com/2013/03/30/ferrante-denuncia-i-magistrati-44722/ e Gazzetta del Mezzogiornohttp://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=601960) che il Presidente di Ilva Spa, Dott. Bruno Ferrante, ha presentato un esposto nei confronti della magistratura di Taranto che conduce l’inchiesta sulle responsabilità del gruppo siderurgico nel disastro ambientale del capoluogo jonico. Reiteriamo il nostro sostegno alla magistratura di Taranto e indirizziamo ai giudici il nostro messaggio di piena solidarietà, invitandoli a continuare a percorrere quella strada finora tracciata che porta a tenere alti i valori della vita e della legalità. Pertanto, la partecipazione della citta’ tutta alla grande manifestazione del 7 aprile diventerà ancora piu’ importante, quale strumento di approvazione dell’operato dei giudici di Taranto, ma anche in sostegno della democrazia e dei diritti dei cittadini.
Taranto, li 30 marzo 2013

Alessandro Marescotti (Peacelink)
Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Onlus)

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Amina Tyler…Riappare

AMINA-FEMENAmina Tyler, dopo lunghi giorni di silenzio, di omertà, paure e notizie incontrollate, è riapparsa. Riappare al microfono e alla telecamera di “Effet Papillon”,un programma di Canal +. Il viso provato e struccato, triste, così come la sua condizione di giovane donna tunisina che ha “sfidato” le “regole” di un mondo scellerato, fanatico e maschilista, impone. Nascosta come un latitante in una località segreta a circa tre ore d’auto da Tunisi (ciò è quello che si è voluto far credere) presso alcuni parenti, libera di non uscire dall’abitazione-rifugio per non rischiare di essere riconosciuta, senza contatti con il mondo esterno, senza telefono ed internet, senza poter frequentare il liceo… senza la sua vita a cui ha diritto sin dal momento della sua nascita.

Tunisie-la-Femen-Amina-apparait-dans-un-reportage_mode_uneHa paura! Ha ragione d’averne. Hanno paura i suoi famigliari! Hanno ragione ad averne. L’intera Tunisia ne ha ed ha ragione ad averne.

Barbuti idioti e frustrati sessualmente, spesso impotenti dediti all’autosodomia (è tutto ciò che possono permettersi e tutto ciò che troverete nelle loro farneticanti ed assurde “omelie” -non ultima quella di un loro “famoso sceicco” che raccontava giurando e spergiurando di un “fedele” che a seguito dell’introduzione nel suo stesso ano di un tipo di erba dal gusto molto amaro e che un tempo serviva per la pulizia dei denti, quest’ultimo adepto, è rimasto gravido e che dopo una gestazione di nove mesi ha espulso un ratto dall’ano. -Questo per raccontarvi della loro pazzia e frustrazione. Potrete trovare il video in rete e se conoscete l’arabo comprenderlo), adepti alla più scellerata dottrina Wahabita, che il mondo civile sta conoscendo grazie al permissivismo del petrolio e degli stessi USA, che pur di poter meglio beneficiare delle enormi ricchezze del Qatar, permettono, sarebbe meglio dire agevolano, la follia dell’Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani ad intrufolarsi, a suon di petrodollari, in tutti gli stati in cui la primavera araba ha fallito o è stata indotta -consiglio la lettura di questo post: http://wp.me/p3eVqW-8DImmagine

Ma torniamo ad Amina. Quale futuro ha e potrà avere questa giovane donna tunisina? Lei che aborra tutto ciò che è legato al maschilismo ossessivo della stupida cultura retrograda degli uomini tunisini e che è alimentata da questa ventata dal sapore marcio e fetido del Wahabismo?

Non sono infondate le minacce dei salafisti, spronati dagli anatemi di uno dei loro “guru” che ha lanciato una “fatwa” contro la ragazza:”Trovatela, fustigatela e lapidatela”, ha sentenziato dall’alto della sua arrogante idiozia malata. Tanto meno sono ingiustificate le paure di Amina e dei suoi famigliari che sanno di quanto e cosa sono capaci i molteplici gruppi di salafisti che liberamente circolano per le strade delle città grandi e piccole della Tunisia, pagati dai petrodollari Qatariani e spalleggiati dalla compiacente e di stessa estrazione politica, attuale maggioranza al governo.

La speranza per Amina e per tutte coloro che soffrono tale continua violazione dei loro diritti fondamentali di libertà e giornalmente vengono “violentate” dalla barbarie delle menti ottuse degli uomini tra i più idioti e fanatici della Terra, loro unica speranza è continuare ad essere al centro dell’attenzione mondiale e protette dall’interesse della pubblica opinione… abbandonarle significare decretare la loro morte ed essere complici ti tale atto.

IlPrisco

Omicidi indotti per infarto e cancro

Imprenditore… non farlo!

suicidiCio che mi lascia basito e sono certo sconcerti anche il 99% degli italiani, è l’indifferenza assurda apatica dello Stato nei confronti degli imprenditori italiani. Quest’ultimi, da sempre spina dorsale del sistema economico e contributivo italiano, sono ora coloro che soffrono le peggiori angherie perpetrate da chi maggiormente ha beneficiato del loro ingegno, della loro intraprendenza e dinamicità.

Lo Stato come un enorme grosso Parassita ha rinpinguato la sua pancia insaziabile con il sudore di migliaia di piccole e medie imprese senza curarsi di ciò e quanto chiedeva e ora si ciba e beve e si sazia del loro stesso sangue.

Loro, silenziosamente e ben disponibili, gli imprenditori, hanno “rifocillato” le fauci del Parassita cercando di colmare una voragine di fatto incolmabile. “Abili servitori e sguatteri” del sistema malato ed infetto hanno servito su piatti d’argento la capacità di produrre ricchezza degli imprenditori italiani e di questo il Parassita si è egoisticamente nutrito per anni, decenni.equitalia (1)

Ma un Parassita non si muove da solo, altri suoi simili lo seguono e insieme fanno comunella. Ed ecco che a far compagnia al più grosso e vorace giungono le banche.

Loro si saziano delle disgrazie degli imprenditori come sordidi avvoltoi, loro ti tendono una mano solo se tu puoi darne due a loro e le due devono essere copiosamente piene di denaro, liquidità buona e subito fruibile. Ti lusingano, ti circuiscono, promettono, incantano, ti prendono per le due mani e delicatamente ti accompagnano su per i piani alti. Qui, impomatati disgustosi “pinguini” ti accolgono, con larghi ed ipocriti sorrisi, nei loro begli uffici dalle poltrone in “pelle umana” (è quella di altri malcapitati che prima di te sono passati per quei ricchi meandri). Prendono i tuoi soldi, li usano a loro piacimento, li manipolano, li trasformano, ti garantiscono ottimi risultati, grossi guadagni in investimenti sicuri. Utilizzano i tuoi risparmi. Guadagnano dai tuoi risparmi. Tu non guadagni, se sei fortunato ci perdi poco, se la dea bendata ti volta le spalle ci rimetti tanto.banche-240x300

Poi arriva, è naturale che arrivi, la crisi economica mondiale.

Tutto rallenta, tutto si assopisce, gli investimenti rallentano e con essi l’offerta. Le commesse diminuiscono a vista d’occhio, diventano rare, troppo poche per una quantità di imprese nate per soddisfare un’offerta dieci o venti volte maggiore. Si gioca al ribasso, si gioca a sbranarsi (gli imprenditori sono onesti e non fanno cartello come le banche). Le aziende più deboli iniziano a soccombere lentamente, le altre con le spalle più larghe, iniziano a dar fondo alle loro risorse per far fronte al calo di lavoro (gli imprenditori sono affezionati alle loro maestranze, ai loro collaboratori e non vogliono fare a meno di loro).

Ma la crisi continua e le risorse delle imprese finiscono, allora il buon Imprenditore ricorda che quando entro per la prima volta in banca, con le mani piene di soldi buoni (piene di belle e sane LIRE), fu accolto con gentilezza e sorrisi e torna a bussare a quella porta.

banche-italiane-sotto-esame-258Questa volta però non viene accolto nei “piani alti”! Questa volta può accedere solo al primo piano, dove non ci sono “pinguini” ma semplici schiavetti terrorizzati da un complesso sistema di macchine che ordina loro come lavorare, cosa fare, come parlare, quanto, a chi e quando sorridere ed il colore della cravatta che dovranno indossare il giorno dopo. Il povero Imprenditore viene fatto accomodare su una sedia in platica, che urla la disperazione di altri come lui, e li, distrattamente, lo schiavetto gli chiede in cosa può essergli utile, anzi no! Gli chiede:<cosa vuoi?>. L’imprenditore quasi si meraviglia del perchè di una così grande differenza. Gentilmente ed educatamente racconta del momento difficile e della necessità che ha la sua piccola azienda a mantenere il passo in assenza di commesse buone e di cattivi pagatori. Alla fine, supera il momento di vergogna (perchè di questo si tratta) e chiede se può ottenere una linea di credito per poter utilizzare i soldi della banca in attesa che i molteplici suoi clienti si decidano a pagare.

“Si”, gli dicono e assieme al “si” gli presentano un elenco di documenti da produrre lungo quanto un convoglio merci, per ottenere un affidamento bancario. “L’intraprendente Imprenditore” prepara diligentemente le scartoffie e fiducioso torna in banca per consegnare il tutto ed ottenere il sospirato prestito.

Un’altra sorpresa lo attende. <Firma qui>, gli dice lo schiavetto con la cravatta grigia a strisce oblique come la sua faccia sudata e grassa. <Cos’è?> Chiede l’imprenditore che ha le mani sporche di grasso della sua bella officina meccanica e a quelle strane “manovre” non è abituato ne le conosce bene. <Una fideiussione. Garantisci cio che ti diamo con la tua casa>. L’imprenditore sa che non può esimersi dal firmare perchè la sua azienda ha bisogno di quell’iniezione d’ossigeno per poter andare avanti, per non licenziare, per vivere… Firma.EQUITALIA

La vita di un imprenditore abituato a lavorare si sa, è dura, e si sa anche che non tutti i giorni sono belle giornate e durante una crisi economica mondiale le giornate belle sono veramente rare.

La crisi imperversa, il gran Parassita ha fame e chiede ancora più “sostanze” a chi non ne ha più.

Il lavoro è diventato più unico che raro, il parassita mangia a quattro ganasce e pretende inesorabile. I pochi clienti rimasti si trovano nelle tue stesse condizioni.

E tu? Cosa fai tu, piccolo Imprenditore che non incassi ma devi pagare le tasse su ciò che non hai incassato? Cosa fai con la rata di Equitalia (lungua lingua e denti appuntiti del Parassita)? Cosa fai con quella fattura che devi pagare e che è già scaduta? Cosa fai con l’IVA da versare? Non hai soldi, i tuoi clienti non hanno pagato, sono in crisi così come il resto del mondo a te conosciuto. La banca o chi per lei, ti ha già chiamato per dirti che devi coprire il tuo conto perchè sei andato fuori fido. Hai preso tempo, qualche giorno, attendi forse un miracolo?

Cosa fai tu piccolo imprenditore? Fai l”Equilibrista! Prendi un po di quà, versi la, preghi di qua, urli di la, recuperi qui, paghi li.

Ma se la fortuna è cieca, si sa, la sfiga ci vede benissimo e cosa può mai attendersi un piccolo sfortunato imprenditore? Si rompe una macchina vitale per il completamento e la consegna di una commessa. Ti serve consegnare per tempo perchè quel cliente ti ha garantito il pagamento immediato e quei soldi ti serviranno per pagare gli operai, le tasse e coprire il “buco” sempre più grande in banca.

Imprenditoreee! Imprenditore! La macchina che si è rotta l’hanno costruita i crucchi maledetti e solo loro possono intervenire su quegli apparecchi e loro costano duemilacinquecento euro al giorno e dagli italiani vogliono essere pagati prima, dove banche_ueprenderai i diecimila euro che ti servono da spedire in Germania? Non li hai e non li avrai da nessuno.

Nessuno aiuta l’imprenditore, neppure la “sua” banca che, rapidamente, si insospettisce dalla preoccupazione che gli occhi stanchi trasudano (lei, loro sono delle entità vive e sanno percepire i tuoi turbamenti, la presenza e l’assenza di liquidità).

La merce destinata all’unico cliente “pagante” rimasto non parte e ovviamente i soldi non arrivano ma le scadenze, le cartelle esattoriali, le more, i conti e le fatture da pagare si, puntuali come la morte.

Il tempo è tiranno e fare gli “Equilibristi” sul filo del rasoio non è salutare.

Dieci giorni non sono ancora trascorsi ed ecco che l’assistente del nostro Imprenditore entra nell’ufficio con una faccia cinerea e con qualche riga umida sulle guance provate dalle preoccupazioni e dall’età. L’Imprenditore comprende immediatamente. <E’ la banca. Ci intima di “rientrare” dall’affidamento>, mormora lei con un filo di voce.

Una settimana e un giorno per restituire alla banca, che tanto gentile era stata pochi anni addietro quando gli chiese di affidare lei i risparmi di una vita con la promessa subdola che li avrebbe moltiplicati come i “pani e i pesci”, per restituirle più di un milione di maledettissimi euro.

suicidi (1)L’imprenditore non sa più ne pensare ne agire. Non c’è da pensare, non ha ne soldi, ne risorse economiche, ha utilizzato tutto per tenere in piedi la sua azienda e pagare i suoi operai pur di non chiudere, uccidere la sua “creatura”. La banca, gentile ed umana, ora lo costringe al fallimento, Basilea 1 e Basilea 2 e presto Basilea 3 l’hanno trasformata in un mostro inanimato e cinico. Perde la casa in cui lui, sua moglie e i suoi figli abitano. Perde tutto. Gli rimane solo una tristezza infinita nel cuore e null’altro.

contro-equitaliaLa sofferenza, il dolore, le umiliazioni, i pentimenti (per essere stato troppo onesto) si concentrano in una mente stanca ed abbattuta, depressa. Si lascia cadere nel vuoto. Mentre il vento veloce accarezza il suo volto dalla barba incolta, ancora una volta si sente solo e pensa e ha il tempo di maledire chi lo ha ucciso: maledetti, perchè avete preteso, perchè avete succhiato per anni il mio sangue, perchè mi avete fatto lavorare così tanto. Perchè mi avete spinto giù? Maledetti. Maledetto Stato, maledetto Parassita. Maledette banche, maledetti Parassiti.

L’Imprenditore smette di soffrire. Ora i suoi occhi tristi incontrano molti altri occhi tristi.

Solo alcuni dei nomi dei “Martiri” dell’onestà e del lavoro, dell’impegno quotidiano in un’Italia che non esiste più. Onesti Imprenditori uccisi dallo Stato insensibile e vorace: Albino Mazzaro, Gabriele Gaudenzi, Andrea Zampi, Elia Marcante, Giovanni Schiavon, Giuseppe Campaniello e tanti, tanti altri, troppi!crisi-economica-imprenditori-suicidi-anteprima-600x412-616664

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PAKISTAN: LASCIA IL MARITO, PUNITA CON 15 COLPI D’ASCIA – VIDEO

Gul

Una ragazza di 17 anni è stata quasi uccisa da suo fratello che l’ha aggredita in nome del ‘delitto d’onore‘. Gul Meena, dopo essere sopravvissuta all’ aggressione è stata ripudiata dalla sua famiglia che non l’ha perdonata per essere scappata da unmatrimonio forzato, oggi rivela alla stampa che avrebbe preferito essere morta.

All’età di 12 anni, Gul fu obbligata a sposarsi con un uomo di 60 invece di essere mandata a scuola in Pakistan.

L’uomo l’avrebbe picchiata ogni giorno. Lei lo pregava chiedendogli di fermarsi ma lui continuava, ignorando le sue lacrime.

Quando ha provato a lamentarsi con la famiglia i suoi le hanno detto che era proprietà di suo marito e apparteneva a lui.

Così a novembre dello scorso anno Gul ha riempito un sacchetto con tutte le sue cose ed è scappata via da casa insieme ad un giovane afgano.

“Ho provato ad uccidermi con il veleno più volte, ma non ha funzionato – ha detto – Ho odiato la mia vita e sono dovuta scappare”.

La donna era però consapevole del pericolo a cui stava andando incontro, ma il desiderio di essere libera era troppo forte.

“Quando sono scappata sapevo che sarebbe stato pericoloso. Sapevo che mio marito e la mia famiglia sarebbero venuti a cercarmi ma non ho mai voluto credere che sarebbe realmente accaduto. Pensavo e speravo che il mio futuro sarebbe stato brillante “

Dopo cinque anni di matrimonio Gul è scappata a Jalalabad in Afghanistan. Ma nel giro di pochi giorni, il fratello l’ha trovata ed ha ferito prima il suo compagno a morte con un’ascia, e poi ha colpito lei 15 volte con la stessa arma.

Il ragazzo era convinto di averla ucciso, quando è andato via sua sorella era in una pozza di sangue sul letto con una parte del cervello che le penzolava fuori dalla scissione del cranio.

Gul però era ancora viva ed ichirurghi del Nangarhar Regional Medical Center le hanno salvato la vita.

Gul 1Gul 2I medici dell’ospedale hanno pagato le sue cure per circa due mesi, visto che né la sua famiglia, né le autorità pakistane, volevano sostenere la sua causa. Poi è intervenuta l’associazione “Donne per donne afgane” che l’ha portata in un rifugio a Kabul.

Manizha Naderi, Presidente dell’Associazione, ha raccontato alla CNN che Gul non poteva mangiare da sola e ha dovuto indossare un pannolone nei primi tempi.

Gul ora si è ripresa, ha una parte del viso completamente deturpata e teme per ciò che sarà del suo futuro e quello delle altre ragazze come lei finite nei 14 rifugi del Paese, quando le Forze Internazionali le tireranno fuori.

Ha dichiarato alla stampa: ‘Ho cercato di uccidermi diverse volte da quando sono arrivata al rifugio, ma non me lo permettono. Quando mi guardo allo specchio metto una mano sul lato deturpato del mio viso. La gente mi dice di non farlo… ma mi vergogno tanto. ‘

Scritto da   – Pubblicato su :http://www.you-ng.it/

 

Quel giorno…de ilPrisco

Uomo-21255Quel giorno in cui chiedi a “chi ne sa più di te” cosa ci stai a fare sulla Terra. Quel giorno nero ma talmente nero da giudicare iniquo tutto ciò che accade intorno a te. Quando niente e nessuno è in grado di comprendere qual’è il tuo problema di quel momento di quel tuo particolare stato d’animo. T’aspetti che qualcuno, un alieno forse, talmente intelligente si presenti a te umilmente e ti racconti perché stai così male. Quel giorno in cui neppure la persona che ami alla follia è in grado di comprenderti ne è in grado di provare pena per te, si pena, perché anche quella è una forma di comprensione, anche quella ti basterebbe. Nulla va per il verso giusto, nulla ti consola niente è importante, tutto diventa secondario e ininfluente, persino la tua stessa vita; solo la tua tristezza e la solitudine possono farti sentire… peggio. Non più amici, dispersi nei meandri del tempo. non più parenti, non più in grado di comprendere e comunque presi a cercare di comprendere se stessi. Non figli, troppo lontani e troppo giovani.1710136 Non una moglie, hai rinunciato da tempo ormai. Non una compagna, troppo lontana fisicamente e troppo lontana dal tuo dolore in questo momento. Nulla, troppo di nulla. Sei li solo con la tristezza e la malinconia, entrambe avvinghiate ad un nugolo di problemi grandi ed enormi che attendono te per essere risolti. Sei solo. Neppure le tue adorate sigarette ti fanno più compagnia… hai promesso a te stesso di smettere. Ma a chi serve? A te? Al tuo futuro? Oppure al tuo presente? Forse l’assenza improvvisa di nicotina, catrame, e veleni vari ti creano tali scompensi psicologici? Forse! Hai un vuoto. 205-856_uomo-depressoSenti un vuoto incolmabile nella tua vita. Nella tua Anima. Nel tuo cuore. Cerchi le attenzioni di chi ti ama. Non le trovi e cadi, veloce, rapidissimo in un abisso di tristezza dove nessuno ti comprende e mai ti comprenderà. Lanci un “urlo”, chiedi aiuto a tuo modo, sei anche orgoglioso e vuoi conservare quel poco di dignità che la vita ha trascurato dimenticandola appiccicata sotto le suole delle tue stesse scarpe, chiedi aiuto ma il tuo urlo è talmente forte che non viene udito. Vieni redarguito, allontanato. “Metti ordine nella tua testa, io adesso non sono disponibile. Au revoir! Giù il telefono (giusto ciò che ti serviva per sentirti meglio)! Metto ordine nella mia testa? Ma ho bisogno d’aiuto proprio per questo! Ti senti allontanato, cacciato via e la tua solitudine aumenta a dismisura. Quattro mura d’una d’albergo faranno compagnia per tutta la sera e la notte alla tua tristezza ed alla tua solitudine… non vuoi nient’altro se non… non lo sai!

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Seleka conquistano capitale Repubblica Centrafricana. Francia invia truppe

CentraficaDopo Somalia, Mali, Nigeria ed altri stati in cui la povertà quanto le armi, malattie e ingerenze straniere la fanno da padrone, anche la Repubblica Centrafricana subisce la stessa sorte: l’estremismo islamista, la “ribellione pilotata”.

Qui i ribelli Seleka hanno conquistato la capitale dello stato africano facendo fuggire il presidente ormai deposto. Paese tra i più poveri del pianeta, ex colonia equatoriale francese, subisce l’ingiuria del fanatismo che va ad aggiungersi alle continue guerre intestine generate da ripetuti golpe sanguinari. Chi ci guadagna in tutto ciò? Chi ha interesse ad “accaparrarsi” paesi poverissimi quali Mali, Somalia, Ciad, Sudan, Repubblica Centraficana? Perché?

Analizziamo quanto sta succedendo in MO e in Africa da qualche anno a questa parte e forse verremo a capo dell’intrigata matassa.

Nell’ormai lontano 1992 scoppia il conflitto civile in Somalia. Ben presto alla guerra civile somala si uniscono militanti islamici e conquistano metro dopo metro gran parte del paese con grandi sofferenze per la popolazione, tanto che l’ONU si vede costretta ad intervenire. Perchè gli islamisti hanno violentemente combattuto per il controllo della Somalia che offre solo probabilità di trivellazione per la ricerca del petrolio? Perchè occuparsi di un Paese senza risorse e tra i più poveri del mondo, cosa cercavano?

L’Etiopia,sostenuta dagli USA, sentendosi minacciata, nel 2006 reagisce, da qui l’attuale conflitto.

Poco dopo un gruppo islamico ancora più sanguinario appare in Nigeria, come trasportato dal vento del deserto. Anche qui a suon di attentati e scontri con l’esercito federale si fanno spazio tra le regioni del nord, quelle più povere, tentano di imporre l’islamismo al 50% della popolazione cattolica.

Giungono infine i venti della Primavera Araba. La Tunisia si ribella alle angherie e ruberie di Ben Ali e il 14 gennaio del 2011 il popolo stanco affamato ed inferocito riesce a farlo fuggire. Poche ore dopo la fuga del dittatore, come se tutto fosse stato preparato a tavolino in salotti ben più ricchi di quelli tunisini, arriva da Londra un ex terrorista tunisino, esiliato da Ben Ali venti anni prima. Tale “Sceicco” compra letteralmente la classe più povera tunisina così come facevano un tempo i conquistadores con indigeni d’Amazzonia, con perline e specchietti. Il suo partito reso illegale nel paese ritorna in auge e vince le prime elezioni libere del paese. La bella Tunisia nel giro di pochi mesi si ritrova in una condizione di frustrazione economica, finanziaria, morale e civile ben peggiore di quella che aveva subito con il precedente dittatore. Un governo inetto guida per quasi due anni i tunisini, privandoli dei loro principali diritti acquisiti ed agevolando l’estremismo salafista. Il popolo tunisino piomba in una buia e grigia coltre di instabilità. Chi finanzia Ganuochi, lo Sceicco e Marzouki il “presidente”? (Beh, chi finanzia Marzouki, compare di merende di Ganuochi si sa, lui percepisce il lauto stipendi mensile di 50.000 € da Aljazeera. Principale network televisivo del Qatar).

La scia rivoluzionaria tunisina ben presto si propaga in Libia e Gheddafi viene costretto prima alla fuga e poi ucciso e quasi il 50% del paese piomba in mano agli islamisti. Egitto: stessa sorte per Mubarak che viene deposto ed imprigionato. Sanguinosi scontri alla fine portano a pseudo elezioni in cui trionfano i Fratelli Mussulmani che, lentamente ed inesorabilmente, sublimano quel poco di libertà che gli egiziani avevano conquistato in anni di dittatura, per farli così entrare nell’oblio dell’islamismo.

Scoppia la rivolta in Mali. Anche qui truppe ben armate di ribelli che parlano arabo, partendo dal nord iniziano a massacrare i civili accusandoli di miscredenza e di altri insulsi misfatti noti solo al loro farneticante credo. Quando il governo del Mali non riesce più a far fronte alla pressione sempre più decisa degli islamisti, chiede aiuto alla comunità internazionale e la Francia si sente in dovere di intervenire a sostegno della sua ex colonia.

Sbaragliati dalla supremazia bellica dei francesi i guerriglieri islamisti si disperdono nel deserto a nord e verso l’Africa equatoriale a sud, ad est e ad ovest, andando a rinpinguare le fila dei “colleghi” estremisti in attesa in Nigeria, Repubblica Centrafricana, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto nonché in Siria.

Ci chiederemo: questi “ribelli”, che tali non sono per il semplice fatto che per più del 60% sono mercenari provenienti dai più disparati paesi arabi, dall’Afganistan e Pakistan, quindi non dai paesi in cui è sorta la rivolta, dove attingono le risorse finanziarie necessarie a spostarsi, armarsi, ed esercitare il loro fanatismo lontani dalle loro case?

Chi è dietro a tutto questo?

Chi è interessato a terre desertiche, poverissime e senza risorse? E perché?

Forse una risposta può essere trovata nel recente “disguido” diplomatico accaduto tra Francia e Qatar.

Chi e cosa rappresenta il Qatar?

Ricchissimo e piccolissimo stato della penisola Arabica in cui vige una monarchia assoluta detenuta dall’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani che possiede, non ho scritto male ripeto, possiede il 40% della popolazione del regno oltre a ricchezze inestimabile dovute alla grande abbondanza di petrolio e gas naturale. In Questo emirato la religione spadroneggia con il nome di Wahhabismo.Hamad_bin_Khalifa_Al_Thani

Tale dottrina sostiene tra le varie fantasie fanatiche degli “adepti”, la purezza fondamentale di Dio, l’osservanza rigorosa del Corano, la severa condanna delle consuetudini religiose (la visita ai sepolcri dei personaggi famosi, per esempio) che si erano depositate come altrettante stratificazioni, nel corso del tempo, sulle pratiche devozionali dei musulmani.

Da qui possiamo spiegare la sistematica distruzione dei mausolei cari alla tranquilla popolazione musulmana, in Afganistan, ad opera dei Talebani, in Somalia, in Mali, in Tunisia ad opera dei salafisti.

Non tutte le colpe dovremo attribuirle al Qatar ma a suo sostegno e a piene mani, l’Arabia Saudita finanzia, anch’essa, il diffondersi nel mondo del fondamentalismo islamico, del Wahhabismo, del Salafismo, del fanatismo.

Credo che sia inutile aggiungere altro e che non sia necessario, a questo punto, dare delle risposte alle molteplici domande poste precedentemente nell’articolo.

(ilPrisco)

Amina Tyler, tunisina, rischia fustigazione e lapidazione. Amina Tyler, Tunisie, risque la flagellation et la lapidation.

Amina Tyler, diciannovenne, appartenente al gruppo attivista “Femen” sembra essere scomparsa nel nulla. <Fustigatela e lapidatela>. Tanto ha esortato la fanatica e delirante follia dell’Imam Adel Almi ai suoi scellerati adepti. 
Adel Almi
 Dov’è Amina? Se lo chiedono le attiviste Femen francesi, a cui la Tyler aveva aderito, guadagnandosi il “titolo” di “prima Femen Tunisina”. Sul web si rinnovano copiosi appelli ed immagini di attiviste dalle più disparate parti del mondo, tutte rigorosamente a seno nudo. La famiglia sostiene, con grande vergogna, lavata dall’ipocrita sensazione di liberazione dall’onta, di non sapere dov’è la figlia perché l’avrebbe disconosciuta. “Sussurri” di una zia della ragazza conducono ad un asilo psichiatrico di Bardo (Tunisi), dove Amina potrebbe essere stata rinchiusa.

Chi è Amina Tyler e cosa ha fatto per meritare tanta rischiosa “notorietà”?Amina

Studentessa diciannovenne che, come tantissime altre alla sua giovane età, ha un account Facebook. Qui segue innocentemente ed in maniera interessata le gesta delle attiviste Femen, autrici di diverse proteste non violente in diversi luoghi d’importante rilevanza sociale (protestano in piazza S.Pietro a Città del Vaticano durante una funzione di Benedetto XVI, nel seggio elettorale a Milano durante il voto di Berlusconi), proteste orientate sempre a sostegno dei diritti delle donne nel mondo. Amina soffre la situazione delle donne arabe ed in particolar modo, in questo frangente islamista del Paese, delle donne tunisine che vedono giorno per giorno il sublimarsi dei diritti ottenuti, qualche decennio addietro, dall’illuminato Bourguiba. Amina aderisce alle Femen francesi e un bel giorno pubblica sulla sua pagina facebook delle sue foto a seno nudo e su petto e addome scrive chiaramente in arabo:<Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno> e in inglese:<Fottetevi la vostra morale>. Ben presto il coraggio della giovane viene calpestato dall’ottusa violenza verbale dei fanaticofarneticanti salafisti tunisini che tra una minaccia di morte e l’altra riescono a forzare il suo account facebook e porre sui seni nudi della ragazza scritture inneggianti alla loro stolta dottrina. Il caso esplode violento e la Amina 2famiglia, spinta da miope stupidità sociale, disconosce la figlia e, a quanto denunciano le Femen francesi e spagnole, fa internare in un ospedale psichiatrico della capitale tunisina. Le minacce degli islamisti si susseguono insistenti e a supportare ed attizzare l’idiozia dei “barbuti”, che credono di detenere la “giustizia divina nel mondo e sugli uomini”, arriva un Imam, anch’egli talmente frustrato nella mente e nel corpo, per non poter  vedere la punta del suo pisello, perchè di questo si tratta nella maggior parte dei casi (Abbiate la pazienza di leggere questo articolo, tratto da Vanity Fair.it e comprenderete la frustrazione sessuale di questi “uomini”: http://wp.me/p3eVqW-8L ), un certo: Adel Almi. Quest’ultimo fanatico professante della sharia più radicale, libero, purtroppo, di “scoreggiare”, attraverso la sua fetida bocca, anatemi ed appioppare punizioni divine e promesse d’eternità infernali, a destra e a manca, richiama gli idioti proseliti a trovare, fustigare e lapidare Amina.

Detto ciò mi chiedo, sono sicuro che tutti voi che mi leggerete, vi chiederete: “cos’ha fato di male Amina per meritare tale destino?”

La risposta è semplice: Ha semplicemente espresso il suo disagio di donna protestando pacificamente. Nulla di più!

Lo sceicco e l’infedele

Lo sceicco e l’infedele

Foto di Mehdi Chebil

La fine è da manuale: “Lei è un’infedele. Perché non si converte”?

L’inizio, anche.

Adel Almi è un talebano tunisino che non sa di esserlo: l’uomo non è andato a scuola, ma nello spirito rivoluzionario e libertario della Tunisia fa come gli pare.

Promuove la virtù e perseguita il vizio; quello che ritiene tale.

Un’artista, Nadia Jlassi, da lui attaccata per un’installazione di busti di donne velate, mi ha raccontato del loro unico faccia a faccia: “Mi guardava il seno, in maniera lubrica”.

Non mi stupisce.

I kamikaze dell’11 settembre, trascorsero le loro ultime notti guardando film porno.

Un noto sceicco di Tripoli, in Libano, tale Shabaan, è morto di un’overdose di Viagra.

Le capitali gay mondiali sono tra le città più segregate: Gedda e Kandahar.

Adel Almi appartiene a quella minoranza di imam convinti che la segregazione (maschi da una parte, femmine dall’altra) sia il principio di una vita morigerata, principio che applica in una cinquantina di scuole coraniche.

Salafiti come lui (da salaf, in arabo, gli antenati, ovvero le prime generazioni di convertiti islamici) controllano 70 delle 5000 moschee della Tunisia, ma sono agguerriti e a volte violenti e dunque finiscono spesso sui giornali.

L’ho incontrato in una madrasa di Tunisi, la Omar Bin Khattab, un pomeriggio di inedito gelo in Nord Africa. Indossava una djellaba azzurra e un tradizionale copricapo bianco.

Considerava la rivoluzione un intervento divino (“Tutto succede solo per volontà di Allah”) e la legge islamica un destino lento ma inesorabile.

Aveva una sua logica elementare:

“La sharia si può applicare solo se ci sono lavoro, case, mogli, a quel punto diventa inevitabile”.

Cioè?

“Se hai soldi, non rubi”.

Ah.

“Certo. La Tunisia non è pronta perché la gente ha fame”.

Faceva un esempio:

“Nell’anno 18 dell’Egira, l’emigrazione del Profeta, che la pace sia con lui,  dalla Mecca alla Medina, ci fu una carestia e il profeta, che la pace sia con lui, sospese la sharia”.

Quando gli dico che la sharia non ha mai portato a  niente di buono nei paesi in cui è stata applicata, lui dice che non è mai stata applicata a dovere, che è un po’ ciò che dicono i comunisti quando si parla di Russia e di Cina.

E quindi?

“E quindi è come avere il manuale di un telefonino”.

Prego?

“Le istruzioni per l’uso. Le leggi tutte, ma applichi solo quelle che ti servono”.

E quindi, la musica è halal (permessa) o haram (proibita)?

“La musica religiosa va bene, quella che incoraggia comportamenti lascivi è haram”.

E i balli?

“I balli?”

I balli.

Aggrotta le sopracciglia.

“La danza è un’introduzione al coito, rende le persone vulnerabili”.

“Le donne possono ballare tra di loro”, suggerisce un giovane sceicco, che lo accompagna.

“No no, è problematico pure questo, perché al giorno d’oggi ci sono le lesbiche”, replica Almi.

Inizia una curiosa diatriba tra gli uomini in turbante, sulle istruzioni del cellulare, pardon, sulla legge islamica. E’ evidente, che non sono d’accordo.

Ne approfitto per chiedere ad Almi cosa preveda il suo manuale per gay e lesbiche.

Gli occhi brillano, batte il pugno sul tavolo: “Vanno uccisi!” Su questo non ci sono dubbi! Sono un pericolo per l’umanità. Rischiamo per colpa loro l’estinzione!”

Mentre se ne va, Almi dice che sono una kefira, un’infedele, che è un gran peccato, che andrò all’inferno, sorella perché non abbracci il giusto sentiero?

Lo guardo mentre si allontana lesto e dritto, la testa sgombra da dubbi.

Sono lì, un po’ triste, a chiedermi se mai finirà, questo commercio di idee nefaste, quando il direttore della scuola coranica, un signore canuto, dal volto dolce, di nome Mohammed Bel Haj Omar, pronuncia parole dolci, sensate.

“Io penso questo. Penso che noi ci si debba concentrare sulle cose che ci uniscono e non su quelle che ci dividono. Soltanto così potremo insegnare alla nuove generazioni l’amore per la vita.

La verità è relativa, non è dentro di me, è piuttosto da cercare nello spazio tra di noi, nello spazio tra te e me. E’ un problema di ignoranza. Dobbiamo crescere, e cresceremo. E’ una questione di tempo”.

***

Imma Vitelli per Vanity Fair.it

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