Tunisia tra finzione e realtà…il sorriso dei tunisini che inganna la realtà

Navigando qua e la tra le onde del web, che “separano” l’Italia dall’Africa, mi sono imbattuto in un allegro reportage realizzato da un intraprendente quanto simpatico “inviato”. Il sito è quello di fanpage.it  , dove si narra ciò che è diventata la Tunisia dopo il 14 gennaio 2011, data della fine della “Rivoluzione dei Gelsomini” che coincide con la cacciata dell’ex dittatore Ben Ali.
Divertente, senza dubbio e anche ben raccontato, ripreso nell’ambiente festoso del Social Forum… allegria, sorrisi, danze, un matrimonio, il sorriso splendido dei tunisini e la loro voglia innata di libertà ed allegria, la loro immancabile ospitalità, ma anche scorci di rancori e profonde divisioni di pensiero oltre a qualche rabbioso modo di sfogare frustrazione e disagio sociale di un popolo protratto verso l’Europa ma ancorato a solide conservatrici matrici arabe.
La Tunisia oggi non è, vista con gli occhi di chi ci vive, migliore di tre anni fa, anzi, oserei dire che la libertà che non c’era ai tempi di Ben Ali ora non c’è ancora e se possibile, in buona parte, l’oppressione si è fatta più accentuata e sfacciatamente palese. L’islamismo pronunciato, il salafismo scellerato e lasciato libero di profanare giorno per giorno culture millenarie di tolleranza ed ospitalità, da governanti che nascondono il loro vero interesse dietro bei discorsi di democrazia e sorrisi compiacenti, deturpano il quieto vivere di un’intera nazione… i tunisini hanno paura di ciò che la “rivoluzione dei Gelsomini” ha portato nella loro terra!
Ma, nonostante tutto ciò, la Tunisia rimane pur sempre una terra magnifica popolata da gente che pur tra mille difficoltà ed angosce rimane sorridente.
Vi propongo, qui di seguito, l’articolo ed il video reportage.
IlPrisco

A Tunisi non crescono i gelsomini, la rivoluzione due anni dopo

Siamo stati a Tunisi a due anni dalla rivoluzione. Cosa accade oggi nella città simbolo della primavera araba? Il nostro inviato Saverio Tommasi ci racconta le storie che ha visto incrociando (anche) il Social Forum mondiale.

A Tunisi non crescono i gelsomini, la rivoluzione due anni dopo (REPORTAGE).

La Tunisia è uno Stato del nordafrica bagnato dal mar Mediterraneo, e confina con l’Algeria e la Libia. La Tunisia condivide con l’Italia l’acqua del mare e un’estrema vicinanza, solo un’ora di aereo. Meno di quanto ci voglia per arrivare a Londra. Eppure la Tunisia è salita ad argomento del giorno solo durante la rivoluzione della dignità, quella che i giornali italiani si ostinavano a chiamare “rivoluzione dei gelsomini”, anche se i gelsomini a Tunisi non sono mai cresciuti. La rivoluzione tunisina è stata una di quelle più riuscite, anche se il percorso per una democrazia davvero compiuta è ancora lungo e costellato di incognite.

Solo due mesi prima che noi di fanpage.it partissimo per Tunisi era stato ucciso il maggiore leader dell’opposizione. Ma abbiamo deciso comunque di partire, anzi di partire anche per quello, per dimostrare che l’Europa guarda alla Tunisia con un po’ di preoccupazione ma anche con tanta speranza. Così siamo sbarcati a Tunisi in contemporanea con il Social Forum mondiale, cercando di raccontarvelo prima in diretta (con video quotidiani), e oggi con questo lungo reportage, diviso in capitoli: Apertura del Social Forum mondiale – cap. 1 Una bella festa pre-matrimoniale – cap. 2 Una barzelletta fra cani (e uno spaccio di birra) – cap. 3 Storie da Social Forum: le protagoniste – cap. 4 Scontri in piazza – cap. 5 Ho partecipato a un matrimonio – cap. 6 Un giro fra i suk della medina – cap. 7 Le otto cose che mi ricorderò della Tunisia – cap.8

http://www.fanpage.it

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Amina Tyler…Riappare

AMINA-FEMENAmina Tyler, dopo lunghi giorni di silenzio, di omertà, paure e notizie incontrollate, è riapparsa. Riappare al microfono e alla telecamera di “Effet Papillon”,un programma di Canal +. Il viso provato e struccato, triste, così come la sua condizione di giovane donna tunisina che ha “sfidato” le “regole” di un mondo scellerato, fanatico e maschilista, impone. Nascosta come un latitante in una località segreta a circa tre ore d’auto da Tunisi (ciò è quello che si è voluto far credere) presso alcuni parenti, libera di non uscire dall’abitazione-rifugio per non rischiare di essere riconosciuta, senza contatti con il mondo esterno, senza telefono ed internet, senza poter frequentare il liceo… senza la sua vita a cui ha diritto sin dal momento della sua nascita.

Tunisie-la-Femen-Amina-apparait-dans-un-reportage_mode_uneHa paura! Ha ragione d’averne. Hanno paura i suoi famigliari! Hanno ragione ad averne. L’intera Tunisia ne ha ed ha ragione ad averne.

Barbuti idioti e frustrati sessualmente, spesso impotenti dediti all’autosodomia (è tutto ciò che possono permettersi e tutto ciò che troverete nelle loro farneticanti ed assurde “omelie” -non ultima quella di un loro “famoso sceicco” che raccontava giurando e spergiurando di un “fedele” che a seguito dell’introduzione nel suo stesso ano di un tipo di erba dal gusto molto amaro e che un tempo serviva per la pulizia dei denti, quest’ultimo adepto, è rimasto gravido e che dopo una gestazione di nove mesi ha espulso un ratto dall’ano. -Questo per raccontarvi della loro pazzia e frustrazione. Potrete trovare il video in rete e se conoscete l’arabo comprenderlo), adepti alla più scellerata dottrina Wahabita, che il mondo civile sta conoscendo grazie al permissivismo del petrolio e degli stessi USA, che pur di poter meglio beneficiare delle enormi ricchezze del Qatar, permettono, sarebbe meglio dire agevolano, la follia dell’Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani ad intrufolarsi, a suon di petrodollari, in tutti gli stati in cui la primavera araba ha fallito o è stata indotta -consiglio la lettura di questo post: http://wp.me/p3eVqW-8DImmagine

Ma torniamo ad Amina. Quale futuro ha e potrà avere questa giovane donna tunisina? Lei che aborra tutto ciò che è legato al maschilismo ossessivo della stupida cultura retrograda degli uomini tunisini e che è alimentata da questa ventata dal sapore marcio e fetido del Wahabismo?

Non sono infondate le minacce dei salafisti, spronati dagli anatemi di uno dei loro “guru” che ha lanciato una “fatwa” contro la ragazza:”Trovatela, fustigatela e lapidatela”, ha sentenziato dall’alto della sua arrogante idiozia malata. Tanto meno sono ingiustificate le paure di Amina e dei suoi famigliari che sanno di quanto e cosa sono capaci i molteplici gruppi di salafisti che liberamente circolano per le strade delle città grandi e piccole della Tunisia, pagati dai petrodollari Qatariani e spalleggiati dalla compiacente e di stessa estrazione politica, attuale maggioranza al governo.

La speranza per Amina e per tutte coloro che soffrono tale continua violazione dei loro diritti fondamentali di libertà e giornalmente vengono “violentate” dalla barbarie delle menti ottuse degli uomini tra i più idioti e fanatici della Terra, loro unica speranza è continuare ad essere al centro dell’attenzione mondiale e protette dall’interesse della pubblica opinione… abbandonarle significare decretare la loro morte ed essere complici ti tale atto.

IlPrisco

Omicidi indotti per infarto e cancro

PAKISTAN: LASCIA IL MARITO, PUNITA CON 15 COLPI D’ASCIA – VIDEO

Gul

Una ragazza di 17 anni è stata quasi uccisa da suo fratello che l’ha aggredita in nome del ‘delitto d’onore‘. Gul Meena, dopo essere sopravvissuta all’ aggressione è stata ripudiata dalla sua famiglia che non l’ha perdonata per essere scappata da unmatrimonio forzato, oggi rivela alla stampa che avrebbe preferito essere morta.

All’età di 12 anni, Gul fu obbligata a sposarsi con un uomo di 60 invece di essere mandata a scuola in Pakistan.

L’uomo l’avrebbe picchiata ogni giorno. Lei lo pregava chiedendogli di fermarsi ma lui continuava, ignorando le sue lacrime.

Quando ha provato a lamentarsi con la famiglia i suoi le hanno detto che era proprietà di suo marito e apparteneva a lui.

Così a novembre dello scorso anno Gul ha riempito un sacchetto con tutte le sue cose ed è scappata via da casa insieme ad un giovane afgano.

“Ho provato ad uccidermi con il veleno più volte, ma non ha funzionato – ha detto – Ho odiato la mia vita e sono dovuta scappare”.

La donna era però consapevole del pericolo a cui stava andando incontro, ma il desiderio di essere libera era troppo forte.

“Quando sono scappata sapevo che sarebbe stato pericoloso. Sapevo che mio marito e la mia famiglia sarebbero venuti a cercarmi ma non ho mai voluto credere che sarebbe realmente accaduto. Pensavo e speravo che il mio futuro sarebbe stato brillante “

Dopo cinque anni di matrimonio Gul è scappata a Jalalabad in Afghanistan. Ma nel giro di pochi giorni, il fratello l’ha trovata ed ha ferito prima il suo compagno a morte con un’ascia, e poi ha colpito lei 15 volte con la stessa arma.

Il ragazzo era convinto di averla ucciso, quando è andato via sua sorella era in una pozza di sangue sul letto con una parte del cervello che le penzolava fuori dalla scissione del cranio.

Gul però era ancora viva ed ichirurghi del Nangarhar Regional Medical Center le hanno salvato la vita.

Gul 1Gul 2I medici dell’ospedale hanno pagato le sue cure per circa due mesi, visto che né la sua famiglia, né le autorità pakistane, volevano sostenere la sua causa. Poi è intervenuta l’associazione “Donne per donne afgane” che l’ha portata in un rifugio a Kabul.

Manizha Naderi, Presidente dell’Associazione, ha raccontato alla CNN che Gul non poteva mangiare da sola e ha dovuto indossare un pannolone nei primi tempi.

Gul ora si è ripresa, ha una parte del viso completamente deturpata e teme per ciò che sarà del suo futuro e quello delle altre ragazze come lei finite nei 14 rifugi del Paese, quando le Forze Internazionali le tireranno fuori.

Ha dichiarato alla stampa: ‘Ho cercato di uccidermi diverse volte da quando sono arrivata al rifugio, ma non me lo permettono. Quando mi guardo allo specchio metto una mano sul lato deturpato del mio viso. La gente mi dice di non farlo… ma mi vergogno tanto. ‘

Scritto da   – Pubblicato su :http://www.you-ng.it/

 

Grecia: confermato il piano golpista di Alba dorata; escalation di violenze e conti offshore greci

Seleka conquistano capitale Repubblica Centrafricana. Francia invia truppe

CentraficaDopo Somalia, Mali, Nigeria ed altri stati in cui la povertà quanto le armi, malattie e ingerenze straniere la fanno da padrone, anche la Repubblica Centrafricana subisce la stessa sorte: l’estremismo islamista, la “ribellione pilotata”.

Qui i ribelli Seleka hanno conquistato la capitale dello stato africano facendo fuggire il presidente ormai deposto. Paese tra i più poveri del pianeta, ex colonia equatoriale francese, subisce l’ingiuria del fanatismo che va ad aggiungersi alle continue guerre intestine generate da ripetuti golpe sanguinari. Chi ci guadagna in tutto ciò? Chi ha interesse ad “accaparrarsi” paesi poverissimi quali Mali, Somalia, Ciad, Sudan, Repubblica Centraficana? Perché?

Analizziamo quanto sta succedendo in MO e in Africa da qualche anno a questa parte e forse verremo a capo dell’intrigata matassa.

Nell’ormai lontano 1992 scoppia il conflitto civile in Somalia. Ben presto alla guerra civile somala si uniscono militanti islamici e conquistano metro dopo metro gran parte del paese con grandi sofferenze per la popolazione, tanto che l’ONU si vede costretta ad intervenire. Perchè gli islamisti hanno violentemente combattuto per il controllo della Somalia che offre solo probabilità di trivellazione per la ricerca del petrolio? Perchè occuparsi di un Paese senza risorse e tra i più poveri del mondo, cosa cercavano?

L’Etiopia,sostenuta dagli USA, sentendosi minacciata, nel 2006 reagisce, da qui l’attuale conflitto.

Poco dopo un gruppo islamico ancora più sanguinario appare in Nigeria, come trasportato dal vento del deserto. Anche qui a suon di attentati e scontri con l’esercito federale si fanno spazio tra le regioni del nord, quelle più povere, tentano di imporre l’islamismo al 50% della popolazione cattolica.

Giungono infine i venti della Primavera Araba. La Tunisia si ribella alle angherie e ruberie di Ben Ali e il 14 gennaio del 2011 il popolo stanco affamato ed inferocito riesce a farlo fuggire. Poche ore dopo la fuga del dittatore, come se tutto fosse stato preparato a tavolino in salotti ben più ricchi di quelli tunisini, arriva da Londra un ex terrorista tunisino, esiliato da Ben Ali venti anni prima. Tale “Sceicco” compra letteralmente la classe più povera tunisina così come facevano un tempo i conquistadores con indigeni d’Amazzonia, con perline e specchietti. Il suo partito reso illegale nel paese ritorna in auge e vince le prime elezioni libere del paese. La bella Tunisia nel giro di pochi mesi si ritrova in una condizione di frustrazione economica, finanziaria, morale e civile ben peggiore di quella che aveva subito con il precedente dittatore. Un governo inetto guida per quasi due anni i tunisini, privandoli dei loro principali diritti acquisiti ed agevolando l’estremismo salafista. Il popolo tunisino piomba in una buia e grigia coltre di instabilità. Chi finanzia Ganuochi, lo Sceicco e Marzouki il “presidente”? (Beh, chi finanzia Marzouki, compare di merende di Ganuochi si sa, lui percepisce il lauto stipendi mensile di 50.000 € da Aljazeera. Principale network televisivo del Qatar).

La scia rivoluzionaria tunisina ben presto si propaga in Libia e Gheddafi viene costretto prima alla fuga e poi ucciso e quasi il 50% del paese piomba in mano agli islamisti. Egitto: stessa sorte per Mubarak che viene deposto ed imprigionato. Sanguinosi scontri alla fine portano a pseudo elezioni in cui trionfano i Fratelli Mussulmani che, lentamente ed inesorabilmente, sublimano quel poco di libertà che gli egiziani avevano conquistato in anni di dittatura, per farli così entrare nell’oblio dell’islamismo.

Scoppia la rivolta in Mali. Anche qui truppe ben armate di ribelli che parlano arabo, partendo dal nord iniziano a massacrare i civili accusandoli di miscredenza e di altri insulsi misfatti noti solo al loro farneticante credo. Quando il governo del Mali non riesce più a far fronte alla pressione sempre più decisa degli islamisti, chiede aiuto alla comunità internazionale e la Francia si sente in dovere di intervenire a sostegno della sua ex colonia.

Sbaragliati dalla supremazia bellica dei francesi i guerriglieri islamisti si disperdono nel deserto a nord e verso l’Africa equatoriale a sud, ad est e ad ovest, andando a rinpinguare le fila dei “colleghi” estremisti in attesa in Nigeria, Repubblica Centrafricana, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto nonché in Siria.

Ci chiederemo: questi “ribelli”, che tali non sono per il semplice fatto che per più del 60% sono mercenari provenienti dai più disparati paesi arabi, dall’Afganistan e Pakistan, quindi non dai paesi in cui è sorta la rivolta, dove attingono le risorse finanziarie necessarie a spostarsi, armarsi, ed esercitare il loro fanatismo lontani dalle loro case?

Chi è dietro a tutto questo?

Chi è interessato a terre desertiche, poverissime e senza risorse? E perché?

Forse una risposta può essere trovata nel recente “disguido” diplomatico accaduto tra Francia e Qatar.

Chi e cosa rappresenta il Qatar?

Ricchissimo e piccolissimo stato della penisola Arabica in cui vige una monarchia assoluta detenuta dall’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani che possiede, non ho scritto male ripeto, possiede il 40% della popolazione del regno oltre a ricchezze inestimabile dovute alla grande abbondanza di petrolio e gas naturale. In Questo emirato la religione spadroneggia con il nome di Wahhabismo.Hamad_bin_Khalifa_Al_Thani

Tale dottrina sostiene tra le varie fantasie fanatiche degli “adepti”, la purezza fondamentale di Dio, l’osservanza rigorosa del Corano, la severa condanna delle consuetudini religiose (la visita ai sepolcri dei personaggi famosi, per esempio) che si erano depositate come altrettante stratificazioni, nel corso del tempo, sulle pratiche devozionali dei musulmani.

Da qui possiamo spiegare la sistematica distruzione dei mausolei cari alla tranquilla popolazione musulmana, in Afganistan, ad opera dei Talebani, in Somalia, in Mali, in Tunisia ad opera dei salafisti.

Non tutte le colpe dovremo attribuirle al Qatar ma a suo sostegno e a piene mani, l’Arabia Saudita finanzia, anch’essa, il diffondersi nel mondo del fondamentalismo islamico, del Wahhabismo, del Salafismo, del fanatismo.

Credo che sia inutile aggiungere altro e che non sia necessario, a questo punto, dare delle risposte alle molteplici domande poste precedentemente nell’articolo.

(ilPrisco)

Amina Tyler, tunisina, rischia fustigazione e lapidazione. Amina Tyler, Tunisie, risque la flagellation et la lapidation.

Amina Tyler, diciannovenne, appartenente al gruppo attivista “Femen” sembra essere scomparsa nel nulla. <Fustigatela e lapidatela>. Tanto ha esortato la fanatica e delirante follia dell’Imam Adel Almi ai suoi scellerati adepti. 
Adel Almi
 Dov’è Amina? Se lo chiedono le attiviste Femen francesi, a cui la Tyler aveva aderito, guadagnandosi il “titolo” di “prima Femen Tunisina”. Sul web si rinnovano copiosi appelli ed immagini di attiviste dalle più disparate parti del mondo, tutte rigorosamente a seno nudo. La famiglia sostiene, con grande vergogna, lavata dall’ipocrita sensazione di liberazione dall’onta, di non sapere dov’è la figlia perché l’avrebbe disconosciuta. “Sussurri” di una zia della ragazza conducono ad un asilo psichiatrico di Bardo (Tunisi), dove Amina potrebbe essere stata rinchiusa.

Chi è Amina Tyler e cosa ha fatto per meritare tanta rischiosa “notorietà”?Amina

Studentessa diciannovenne che, come tantissime altre alla sua giovane età, ha un account Facebook. Qui segue innocentemente ed in maniera interessata le gesta delle attiviste Femen, autrici di diverse proteste non violente in diversi luoghi d’importante rilevanza sociale (protestano in piazza S.Pietro a Città del Vaticano durante una funzione di Benedetto XVI, nel seggio elettorale a Milano durante il voto di Berlusconi), proteste orientate sempre a sostegno dei diritti delle donne nel mondo. Amina soffre la situazione delle donne arabe ed in particolar modo, in questo frangente islamista del Paese, delle donne tunisine che vedono giorno per giorno il sublimarsi dei diritti ottenuti, qualche decennio addietro, dall’illuminato Bourguiba. Amina aderisce alle Femen francesi e un bel giorno pubblica sulla sua pagina facebook delle sue foto a seno nudo e su petto e addome scrive chiaramente in arabo:<Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno> e in inglese:<Fottetevi la vostra morale>. Ben presto il coraggio della giovane viene calpestato dall’ottusa violenza verbale dei fanaticofarneticanti salafisti tunisini che tra una minaccia di morte e l’altra riescono a forzare il suo account facebook e porre sui seni nudi della ragazza scritture inneggianti alla loro stolta dottrina. Il caso esplode violento e la Amina 2famiglia, spinta da miope stupidità sociale, disconosce la figlia e, a quanto denunciano le Femen francesi e spagnole, fa internare in un ospedale psichiatrico della capitale tunisina. Le minacce degli islamisti si susseguono insistenti e a supportare ed attizzare l’idiozia dei “barbuti”, che credono di detenere la “giustizia divina nel mondo e sugli uomini”, arriva un Imam, anch’egli talmente frustrato nella mente e nel corpo, per non poter  vedere la punta del suo pisello, perchè di questo si tratta nella maggior parte dei casi (Abbiate la pazienza di leggere questo articolo, tratto da Vanity Fair.it e comprenderete la frustrazione sessuale di questi “uomini”: http://wp.me/p3eVqW-8L ), un certo: Adel Almi. Quest’ultimo fanatico professante della sharia più radicale, libero, purtroppo, di “scoreggiare”, attraverso la sua fetida bocca, anatemi ed appioppare punizioni divine e promesse d’eternità infernali, a destra e a manca, richiama gli idioti proseliti a trovare, fustigare e lapidare Amina.

Detto ciò mi chiedo, sono sicuro che tutti voi che mi leggerete, vi chiederete: “cos’ha fato di male Amina per meritare tale destino?”

La risposta è semplice: Ha semplicemente espresso il suo disagio di donna protestando pacificamente. Nulla di più!

Spinoza

Un Pensiero ai tanti...troppi imprenditori vittime dell'apatia dello Stato! - Scrivo cazzate che mi girano per la testa, ripropongo ciò che credo sia interessante!

Paolo Pieralice

"La democrazia è il potere di un popolo informato" cit Alexis de Tocqueville

... TRAMONTI SUL NORD EST ..

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