Tunisia tra finzione e realtà…il sorriso dei tunisini che inganna la realtà

Navigando qua e la tra le onde del web, che “separano” l’Italia dall’Africa, mi sono imbattuto in un allegro reportage realizzato da un intraprendente quanto simpatico “inviato”. Il sito è quello di fanpage.it  , dove si narra ciò che è diventata la Tunisia dopo il 14 gennaio 2011, data della fine della “Rivoluzione dei Gelsomini” che coincide con la cacciata dell’ex dittatore Ben Ali.
Divertente, senza dubbio e anche ben raccontato, ripreso nell’ambiente festoso del Social Forum… allegria, sorrisi, danze, un matrimonio, il sorriso splendido dei tunisini e la loro voglia innata di libertà ed allegria, la loro immancabile ospitalità, ma anche scorci di rancori e profonde divisioni di pensiero oltre a qualche rabbioso modo di sfogare frustrazione e disagio sociale di un popolo protratto verso l’Europa ma ancorato a solide conservatrici matrici arabe.
La Tunisia oggi non è, vista con gli occhi di chi ci vive, migliore di tre anni fa, anzi, oserei dire che la libertà che non c’era ai tempi di Ben Ali ora non c’è ancora e se possibile, in buona parte, l’oppressione si è fatta più accentuata e sfacciatamente palese. L’islamismo pronunciato, il salafismo scellerato e lasciato libero di profanare giorno per giorno culture millenarie di tolleranza ed ospitalità, da governanti che nascondono il loro vero interesse dietro bei discorsi di democrazia e sorrisi compiacenti, deturpano il quieto vivere di un’intera nazione… i tunisini hanno paura di ciò che la “rivoluzione dei Gelsomini” ha portato nella loro terra!
Ma, nonostante tutto ciò, la Tunisia rimane pur sempre una terra magnifica popolata da gente che pur tra mille difficoltà ed angosce rimane sorridente.
Vi propongo, qui di seguito, l’articolo ed il video reportage.
IlPrisco

A Tunisi non crescono i gelsomini, la rivoluzione due anni dopo

Siamo stati a Tunisi a due anni dalla rivoluzione. Cosa accade oggi nella città simbolo della primavera araba? Il nostro inviato Saverio Tommasi ci racconta le storie che ha visto incrociando (anche) il Social Forum mondiale.

A Tunisi non crescono i gelsomini, la rivoluzione due anni dopo (REPORTAGE).

La Tunisia è uno Stato del nordafrica bagnato dal mar Mediterraneo, e confina con l’Algeria e la Libia. La Tunisia condivide con l’Italia l’acqua del mare e un’estrema vicinanza, solo un’ora di aereo. Meno di quanto ci voglia per arrivare a Londra. Eppure la Tunisia è salita ad argomento del giorno solo durante la rivoluzione della dignità, quella che i giornali italiani si ostinavano a chiamare “rivoluzione dei gelsomini”, anche se i gelsomini a Tunisi non sono mai cresciuti. La rivoluzione tunisina è stata una di quelle più riuscite, anche se il percorso per una democrazia davvero compiuta è ancora lungo e costellato di incognite.

Solo due mesi prima che noi di fanpage.it partissimo per Tunisi era stato ucciso il maggiore leader dell’opposizione. Ma abbiamo deciso comunque di partire, anzi di partire anche per quello, per dimostrare che l’Europa guarda alla Tunisia con un po’ di preoccupazione ma anche con tanta speranza. Così siamo sbarcati a Tunisi in contemporanea con il Social Forum mondiale, cercando di raccontarvelo prima in diretta (con video quotidiani), e oggi con questo lungo reportage, diviso in capitoli: Apertura del Social Forum mondiale – cap. 1 Una bella festa pre-matrimoniale – cap. 2 Una barzelletta fra cani (e uno spaccio di birra) – cap. 3 Storie da Social Forum: le protagoniste – cap. 4 Scontri in piazza – cap. 5 Ho partecipato a un matrimonio – cap. 6 Un giro fra i suk della medina – cap. 7 Le otto cose che mi ricorderò della Tunisia – cap.8

http://www.fanpage.it

Amina Tyler…Riappare

AMINA-FEMENAmina Tyler, dopo lunghi giorni di silenzio, di omertà, paure e notizie incontrollate, è riapparsa. Riappare al microfono e alla telecamera di “Effet Papillon”,un programma di Canal +. Il viso provato e struccato, triste, così come la sua condizione di giovane donna tunisina che ha “sfidato” le “regole” di un mondo scellerato, fanatico e maschilista, impone. Nascosta come un latitante in una località segreta a circa tre ore d’auto da Tunisi (ciò è quello che si è voluto far credere) presso alcuni parenti, libera di non uscire dall’abitazione-rifugio per non rischiare di essere riconosciuta, senza contatti con il mondo esterno, senza telefono ed internet, senza poter frequentare il liceo… senza la sua vita a cui ha diritto sin dal momento della sua nascita.

Tunisie-la-Femen-Amina-apparait-dans-un-reportage_mode_uneHa paura! Ha ragione d’averne. Hanno paura i suoi famigliari! Hanno ragione ad averne. L’intera Tunisia ne ha ed ha ragione ad averne.

Barbuti idioti e frustrati sessualmente, spesso impotenti dediti all’autosodomia (è tutto ciò che possono permettersi e tutto ciò che troverete nelle loro farneticanti ed assurde “omelie” -non ultima quella di un loro “famoso sceicco” che raccontava giurando e spergiurando di un “fedele” che a seguito dell’introduzione nel suo stesso ano di un tipo di erba dal gusto molto amaro e che un tempo serviva per la pulizia dei denti, quest’ultimo adepto, è rimasto gravido e che dopo una gestazione di nove mesi ha espulso un ratto dall’ano. -Questo per raccontarvi della loro pazzia e frustrazione. Potrete trovare il video in rete e se conoscete l’arabo comprenderlo), adepti alla più scellerata dottrina Wahabita, che il mondo civile sta conoscendo grazie al permissivismo del petrolio e degli stessi USA, che pur di poter meglio beneficiare delle enormi ricchezze del Qatar, permettono, sarebbe meglio dire agevolano, la follia dell’Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani ad intrufolarsi, a suon di petrodollari, in tutti gli stati in cui la primavera araba ha fallito o è stata indotta -consiglio la lettura di questo post: http://wp.me/p3eVqW-8DImmagine

Ma torniamo ad Amina. Quale futuro ha e potrà avere questa giovane donna tunisina? Lei che aborra tutto ciò che è legato al maschilismo ossessivo della stupida cultura retrograda degli uomini tunisini e che è alimentata da questa ventata dal sapore marcio e fetido del Wahabismo?

Non sono infondate le minacce dei salafisti, spronati dagli anatemi di uno dei loro “guru” che ha lanciato una “fatwa” contro la ragazza:”Trovatela, fustigatela e lapidatela”, ha sentenziato dall’alto della sua arrogante idiozia malata. Tanto meno sono ingiustificate le paure di Amina e dei suoi famigliari che sanno di quanto e cosa sono capaci i molteplici gruppi di salafisti che liberamente circolano per le strade delle città grandi e piccole della Tunisia, pagati dai petrodollari Qatariani e spalleggiati dalla compiacente e di stessa estrazione politica, attuale maggioranza al governo.

La speranza per Amina e per tutte coloro che soffrono tale continua violazione dei loro diritti fondamentali di libertà e giornalmente vengono “violentate” dalla barbarie delle menti ottuse degli uomini tra i più idioti e fanatici della Terra, loro unica speranza è continuare ad essere al centro dell’attenzione mondiale e protette dall’interesse della pubblica opinione… abbandonarle significare decretare la loro morte ed essere complici ti tale atto.

IlPrisco

Seleka conquistano capitale Repubblica Centrafricana. Francia invia truppe

CentraficaDopo Somalia, Mali, Nigeria ed altri stati in cui la povertà quanto le armi, malattie e ingerenze straniere la fanno da padrone, anche la Repubblica Centrafricana subisce la stessa sorte: l’estremismo islamista, la “ribellione pilotata”.

Qui i ribelli Seleka hanno conquistato la capitale dello stato africano facendo fuggire il presidente ormai deposto. Paese tra i più poveri del pianeta, ex colonia equatoriale francese, subisce l’ingiuria del fanatismo che va ad aggiungersi alle continue guerre intestine generate da ripetuti golpe sanguinari. Chi ci guadagna in tutto ciò? Chi ha interesse ad “accaparrarsi” paesi poverissimi quali Mali, Somalia, Ciad, Sudan, Repubblica Centraficana? Perché?

Analizziamo quanto sta succedendo in MO e in Africa da qualche anno a questa parte e forse verremo a capo dell’intrigata matassa.

Nell’ormai lontano 1992 scoppia il conflitto civile in Somalia. Ben presto alla guerra civile somala si uniscono militanti islamici e conquistano metro dopo metro gran parte del paese con grandi sofferenze per la popolazione, tanto che l’ONU si vede costretta ad intervenire. Perchè gli islamisti hanno violentemente combattuto per il controllo della Somalia che offre solo probabilità di trivellazione per la ricerca del petrolio? Perchè occuparsi di un Paese senza risorse e tra i più poveri del mondo, cosa cercavano?

L’Etiopia,sostenuta dagli USA, sentendosi minacciata, nel 2006 reagisce, da qui l’attuale conflitto.

Poco dopo un gruppo islamico ancora più sanguinario appare in Nigeria, come trasportato dal vento del deserto. Anche qui a suon di attentati e scontri con l’esercito federale si fanno spazio tra le regioni del nord, quelle più povere, tentano di imporre l’islamismo al 50% della popolazione cattolica.

Giungono infine i venti della Primavera Araba. La Tunisia si ribella alle angherie e ruberie di Ben Ali e il 14 gennaio del 2011 il popolo stanco affamato ed inferocito riesce a farlo fuggire. Poche ore dopo la fuga del dittatore, come se tutto fosse stato preparato a tavolino in salotti ben più ricchi di quelli tunisini, arriva da Londra un ex terrorista tunisino, esiliato da Ben Ali venti anni prima. Tale “Sceicco” compra letteralmente la classe più povera tunisina così come facevano un tempo i conquistadores con indigeni d’Amazzonia, con perline e specchietti. Il suo partito reso illegale nel paese ritorna in auge e vince le prime elezioni libere del paese. La bella Tunisia nel giro di pochi mesi si ritrova in una condizione di frustrazione economica, finanziaria, morale e civile ben peggiore di quella che aveva subito con il precedente dittatore. Un governo inetto guida per quasi due anni i tunisini, privandoli dei loro principali diritti acquisiti ed agevolando l’estremismo salafista. Il popolo tunisino piomba in una buia e grigia coltre di instabilità. Chi finanzia Ganuochi, lo Sceicco e Marzouki il “presidente”? (Beh, chi finanzia Marzouki, compare di merende di Ganuochi si sa, lui percepisce il lauto stipendi mensile di 50.000 € da Aljazeera. Principale network televisivo del Qatar).

La scia rivoluzionaria tunisina ben presto si propaga in Libia e Gheddafi viene costretto prima alla fuga e poi ucciso e quasi il 50% del paese piomba in mano agli islamisti. Egitto: stessa sorte per Mubarak che viene deposto ed imprigionato. Sanguinosi scontri alla fine portano a pseudo elezioni in cui trionfano i Fratelli Mussulmani che, lentamente ed inesorabilmente, sublimano quel poco di libertà che gli egiziani avevano conquistato in anni di dittatura, per farli così entrare nell’oblio dell’islamismo.

Scoppia la rivolta in Mali. Anche qui truppe ben armate di ribelli che parlano arabo, partendo dal nord iniziano a massacrare i civili accusandoli di miscredenza e di altri insulsi misfatti noti solo al loro farneticante credo. Quando il governo del Mali non riesce più a far fronte alla pressione sempre più decisa degli islamisti, chiede aiuto alla comunità internazionale e la Francia si sente in dovere di intervenire a sostegno della sua ex colonia.

Sbaragliati dalla supremazia bellica dei francesi i guerriglieri islamisti si disperdono nel deserto a nord e verso l’Africa equatoriale a sud, ad est e ad ovest, andando a rinpinguare le fila dei “colleghi” estremisti in attesa in Nigeria, Repubblica Centrafricana, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto nonché in Siria.

Ci chiederemo: questi “ribelli”, che tali non sono per il semplice fatto che per più del 60% sono mercenari provenienti dai più disparati paesi arabi, dall’Afganistan e Pakistan, quindi non dai paesi in cui è sorta la rivolta, dove attingono le risorse finanziarie necessarie a spostarsi, armarsi, ed esercitare il loro fanatismo lontani dalle loro case?

Chi è dietro a tutto questo?

Chi è interessato a terre desertiche, poverissime e senza risorse? E perché?

Forse una risposta può essere trovata nel recente “disguido” diplomatico accaduto tra Francia e Qatar.

Chi e cosa rappresenta il Qatar?

Ricchissimo e piccolissimo stato della penisola Arabica in cui vige una monarchia assoluta detenuta dall’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani che possiede, non ho scritto male ripeto, possiede il 40% della popolazione del regno oltre a ricchezze inestimabile dovute alla grande abbondanza di petrolio e gas naturale. In Questo emirato la religione spadroneggia con il nome di Wahhabismo.Hamad_bin_Khalifa_Al_Thani

Tale dottrina sostiene tra le varie fantasie fanatiche degli “adepti”, la purezza fondamentale di Dio, l’osservanza rigorosa del Corano, la severa condanna delle consuetudini religiose (la visita ai sepolcri dei personaggi famosi, per esempio) che si erano depositate come altrettante stratificazioni, nel corso del tempo, sulle pratiche devozionali dei musulmani.

Da qui possiamo spiegare la sistematica distruzione dei mausolei cari alla tranquilla popolazione musulmana, in Afganistan, ad opera dei Talebani, in Somalia, in Mali, in Tunisia ad opera dei salafisti.

Non tutte le colpe dovremo attribuirle al Qatar ma a suo sostegno e a piene mani, l’Arabia Saudita finanzia, anch’essa, il diffondersi nel mondo del fondamentalismo islamico, del Wahhabismo, del Salafismo, del fanatismo.

Credo che sia inutile aggiungere altro e che non sia necessario, a questo punto, dare delle risposte alle molteplici domande poste precedentemente nell’articolo.

(ilPrisco)

Amina Tyler, tunisina, rischia fustigazione e lapidazione. Amina Tyler, Tunisie, risque la flagellation et la lapidation.

Amina Tyler, diciannovenne, appartenente al gruppo attivista “Femen” sembra essere scomparsa nel nulla. <Fustigatela e lapidatela>. Tanto ha esortato la fanatica e delirante follia dell’Imam Adel Almi ai suoi scellerati adepti. 
Adel Almi
 Dov’è Amina? Se lo chiedono le attiviste Femen francesi, a cui la Tyler aveva aderito, guadagnandosi il “titolo” di “prima Femen Tunisina”. Sul web si rinnovano copiosi appelli ed immagini di attiviste dalle più disparate parti del mondo, tutte rigorosamente a seno nudo. La famiglia sostiene, con grande vergogna, lavata dall’ipocrita sensazione di liberazione dall’onta, di non sapere dov’è la figlia perché l’avrebbe disconosciuta. “Sussurri” di una zia della ragazza conducono ad un asilo psichiatrico di Bardo (Tunisi), dove Amina potrebbe essere stata rinchiusa.

Chi è Amina Tyler e cosa ha fatto per meritare tanta rischiosa “notorietà”?Amina

Studentessa diciannovenne che, come tantissime altre alla sua giovane età, ha un account Facebook. Qui segue innocentemente ed in maniera interessata le gesta delle attiviste Femen, autrici di diverse proteste non violente in diversi luoghi d’importante rilevanza sociale (protestano in piazza S.Pietro a Città del Vaticano durante una funzione di Benedetto XVI, nel seggio elettorale a Milano durante il voto di Berlusconi), proteste orientate sempre a sostegno dei diritti delle donne nel mondo. Amina soffre la situazione delle donne arabe ed in particolar modo, in questo frangente islamista del Paese, delle donne tunisine che vedono giorno per giorno il sublimarsi dei diritti ottenuti, qualche decennio addietro, dall’illuminato Bourguiba. Amina aderisce alle Femen francesi e un bel giorno pubblica sulla sua pagina facebook delle sue foto a seno nudo e su petto e addome scrive chiaramente in arabo:<Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno> e in inglese:<Fottetevi la vostra morale>. Ben presto il coraggio della giovane viene calpestato dall’ottusa violenza verbale dei fanaticofarneticanti salafisti tunisini che tra una minaccia di morte e l’altra riescono a forzare il suo account facebook e porre sui seni nudi della ragazza scritture inneggianti alla loro stolta dottrina. Il caso esplode violento e la Amina 2famiglia, spinta da miope stupidità sociale, disconosce la figlia e, a quanto denunciano le Femen francesi e spagnole, fa internare in un ospedale psichiatrico della capitale tunisina. Le minacce degli islamisti si susseguono insistenti e a supportare ed attizzare l’idiozia dei “barbuti”, che credono di detenere la “giustizia divina nel mondo e sugli uomini”, arriva un Imam, anch’egli talmente frustrato nella mente e nel corpo, per non poter  vedere la punta del suo pisello, perchè di questo si tratta nella maggior parte dei casi (Abbiate la pazienza di leggere questo articolo, tratto da Vanity Fair.it e comprenderete la frustrazione sessuale di questi “uomini”: http://wp.me/p3eVqW-8L ), un certo: Adel Almi. Quest’ultimo fanatico professante della sharia più radicale, libero, purtroppo, di “scoreggiare”, attraverso la sua fetida bocca, anatemi ed appioppare punizioni divine e promesse d’eternità infernali, a destra e a manca, richiama gli idioti proseliti a trovare, fustigare e lapidare Amina.

Detto ciò mi chiedo, sono sicuro che tutti voi che mi leggerete, vi chiederete: “cos’ha fato di male Amina per meritare tale destino?”

La risposta è semplice: Ha semplicemente espresso il suo disagio di donna protestando pacificamente. Nulla di più!

Lo sceicco e l’infedele

Lo sceicco e l’infedele

Foto di Mehdi Chebil

La fine è da manuale: “Lei è un’infedele. Perché non si converte”?

L’inizio, anche.

Adel Almi è un talebano tunisino che non sa di esserlo: l’uomo non è andato a scuola, ma nello spirito rivoluzionario e libertario della Tunisia fa come gli pare.

Promuove la virtù e perseguita il vizio; quello che ritiene tale.

Un’artista, Nadia Jlassi, da lui attaccata per un’installazione di busti di donne velate, mi ha raccontato del loro unico faccia a faccia: “Mi guardava il seno, in maniera lubrica”.

Non mi stupisce.

I kamikaze dell’11 settembre, trascorsero le loro ultime notti guardando film porno.

Un noto sceicco di Tripoli, in Libano, tale Shabaan, è morto di un’overdose di Viagra.

Le capitali gay mondiali sono tra le città più segregate: Gedda e Kandahar.

Adel Almi appartiene a quella minoranza di imam convinti che la segregazione (maschi da una parte, femmine dall’altra) sia il principio di una vita morigerata, principio che applica in una cinquantina di scuole coraniche.

Salafiti come lui (da salaf, in arabo, gli antenati, ovvero le prime generazioni di convertiti islamici) controllano 70 delle 5000 moschee della Tunisia, ma sono agguerriti e a volte violenti e dunque finiscono spesso sui giornali.

L’ho incontrato in una madrasa di Tunisi, la Omar Bin Khattab, un pomeriggio di inedito gelo in Nord Africa. Indossava una djellaba azzurra e un tradizionale copricapo bianco.

Considerava la rivoluzione un intervento divino (“Tutto succede solo per volontà di Allah”) e la legge islamica un destino lento ma inesorabile.

Aveva una sua logica elementare:

“La sharia si può applicare solo se ci sono lavoro, case, mogli, a quel punto diventa inevitabile”.

Cioè?

“Se hai soldi, non rubi”.

Ah.

“Certo. La Tunisia non è pronta perché la gente ha fame”.

Faceva un esempio:

“Nell’anno 18 dell’Egira, l’emigrazione del Profeta, che la pace sia con lui,  dalla Mecca alla Medina, ci fu una carestia e il profeta, che la pace sia con lui, sospese la sharia”.

Quando gli dico che la sharia non ha mai portato a  niente di buono nei paesi in cui è stata applicata, lui dice che non è mai stata applicata a dovere, che è un po’ ciò che dicono i comunisti quando si parla di Russia e di Cina.

E quindi?

“E quindi è come avere il manuale di un telefonino”.

Prego?

“Le istruzioni per l’uso. Le leggi tutte, ma applichi solo quelle che ti servono”.

E quindi, la musica è halal (permessa) o haram (proibita)?

“La musica religiosa va bene, quella che incoraggia comportamenti lascivi è haram”.

E i balli?

“I balli?”

I balli.

Aggrotta le sopracciglia.

“La danza è un’introduzione al coito, rende le persone vulnerabili”.

“Le donne possono ballare tra di loro”, suggerisce un giovane sceicco, che lo accompagna.

“No no, è problematico pure questo, perché al giorno d’oggi ci sono le lesbiche”, replica Almi.

Inizia una curiosa diatriba tra gli uomini in turbante, sulle istruzioni del cellulare, pardon, sulla legge islamica. E’ evidente, che non sono d’accordo.

Ne approfitto per chiedere ad Almi cosa preveda il suo manuale per gay e lesbiche.

Gli occhi brillano, batte il pugno sul tavolo: “Vanno uccisi!” Su questo non ci sono dubbi! Sono un pericolo per l’umanità. Rischiamo per colpa loro l’estinzione!”

Mentre se ne va, Almi dice che sono una kefira, un’infedele, che è un gran peccato, che andrò all’inferno, sorella perché non abbracci il giusto sentiero?

Lo guardo mentre si allontana lesto e dritto, la testa sgombra da dubbi.

Sono lì, un po’ triste, a chiedermi se mai finirà, questo commercio di idee nefaste, quando il direttore della scuola coranica, un signore canuto, dal volto dolce, di nome Mohammed Bel Haj Omar, pronuncia parole dolci, sensate.

“Io penso questo. Penso che noi ci si debba concentrare sulle cose che ci uniscono e non su quelle che ci dividono. Soltanto così potremo insegnare alla nuove generazioni l’amore per la vita.

La verità è relativa, non è dentro di me, è piuttosto da cercare nello spazio tra di noi, nello spazio tra te e me. E’ un problema di ignoranza. Dobbiamo crescere, e cresceremo. E’ una questione di tempo”.

***

Imma Vitelli per Vanity Fair.it

France Vs Qatar= Tunisie

Les tensions s’aggravent entre la France et le Qatar avec des accusations que la pétro monarchie est en train de financer et d’armer des séparatistes et des militants islamistes liés à al-Qaïda au Mali et, plus généralement, de propager l’intégrisme islamique en Afrique.

Roland Marchal, spécialiste de l’Afrique sub-saharienne a suggéré que des forces spéciales qataries étaient entrées au Nord Mali pour former des recrues d’Ansar El Dine, qui fait partie d’al-Qaïda, une accusation également avancée par l’Express.

Le Qatar avait poursuivi une stratégie identique en Libye. En Tunisie et enEgypte, la monarchie al-Thani avait financé en 2011 et en 2012 les partis politiques des Frères Musulmans en tant que partie intégrante de sastratégie plus générale de porter au pouvoir des gouvernements islamistesbasés sur les Sunnites, dans le but d’écraser l’opposition au sein de la classeouvrière arabe, de cibler le régime chiite en Iran et de renforcer sa propre position contre l’Arabie saoudite.

Le gouvernement tunisien conduit par les Islamistes et qui a remplacé le client de longue date de la France, Zine El Abidine Ben Ali, est à présent furieux contre lacampagne menée par Paris pour le discréditer en réalisant soit unvirement en direction des partis d’opposition soit en formant ungouvernement d’union nationale.

La France a été irritée par le refus de la Tunisie de soutenir officiellementl’intervention française au Mali ou d’autoriser les avions militairesfrançais de survoler son espace aérien. Le porte-parole présidentiel, AdnanManser, a dit craindre que le conflit ne menace les pays voisins, dont la Tunisie.

Les tensions se sont encore accrues après qu’on a appris que les terroristes qui avaient perpétré l’attaque contre le site gazier dans le Sud de l’Algérie, apparemment en représailles à la guerre française au Mali, étaient passés enTunisie qui est également limitrophe de la Libye et de l’Algérie. D’importantes caches d’armes qu’on ne trouve pas normalement en Tunisie, des RPG, des bombes et des Kalashnikovs, ont été découvertes à Médenine.

L’assassinat au début du mois de février de Chokri Belaïd, dirigeant du parti d’opposition laïc, le Front populaire, a amené le premier ministre d’alorsHamadi Jebali du Parti islamiste Ennahdha à accuser des militants liés à al-Qaïda d’avoir commis l’assassinat et d’accumuler des armes dans le but d’établir un Etat islamique.

Le ministre français de l’Intérieur, Manuel Valls, a dénoncé le meurtrecomme étant une attaque contre « les valeurs de la révolution du Jasmin »en Tunisie. Il a déclaré « Il y a un fascisme islamique qui monte un peu partout et cet obscurantisme… doit être évidemment condamné… puisqu’on nie cet Etat de droit, cette démocratie pour lesquels les peuples libyens, tunisiens, égyptiens se sont battus. »

Valls a aussi réclamé que la France soutienne les partis d’opposition pseudo-gauches pour stabiliser la Tunisie et pour contrôler l’opposition de la classeouvrière,.

Ces remarques ont suscité une manifestation des partisans d’Ennahdha, qui ont scandé des slogans et brandi des pancartes disant, « La France dehors ! »et « Ca suffit la France ! La Tunisie ne sera plus jamais une colonie française ». L’intervention de Valls a été tellement crue que le porte-paroledu Front populaire tunisien pseudo-gauche, le président du Parti communistedes travailleurs de Tunisie, Hamma Hammami, s’est vue obligé de déclarer : « En tant que Front populaire nous sommes contre la France, les Etats-Unis et tout pays arabe qui s’ingère dans nos affaires internes. »

Tuniscope

 

Tutto al “femminile”

“Tunisie , Transport : Un Airbus A320 de Tunisair avec ‘’équipage 100% Féminin’’ fera Tunis-Paris Orly-Tunis en l’honneur de la femme Publié le 08/03/2013 La compagnie Tunisair et des femmes tunisiennes fêtent à leur manière la Journée internationale de la femme, en faisant Tunis-Paris-Orly-Tunis, ce vendredi 8 mars, avec Airbus A320 (vol TU 716/TU717) avec  un équipage exclusivement féminin (100%). En effet,  la Commandant de Bord / la pilote / la Chef de Cabine et les 4 Hôtesses accueilleront aujourd’hui les passagers de ce vol. Tunisair a voulu ainsi marquer l’événement de cette mémorable journée célébrée en l’honneur de la femme. J’aimerai dire à tous ceux qui souhaitent renvoyer la femme ”à la maison”, qu’ils ont vraiment tort!

(Tunivision.net) A.CHENNOUFI”

Spinoza

Un Pensiero ai tanti...troppi imprenditori vittime dell'apatia dello Stato! - Scrivo cazzate che mi girano per la testa, ripropongo ciò che credo sia interessante!

Paolo Pieralice

"La democrazia è il potere di un popolo informato" cit Alexis de Tocqueville

... TRAMONTI SUL NORD EST ..

Occasione perse & occasioni sprecate ..

ilprisco

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