Il Cavaliere dei Somari cavalca un Ronzino

Incarico di Governo a Letta. New Napolitano (la furia della vendetta) designa il PDdino Letta per la formazione di un governo d’urgenza mirato alla rapida risoluzione degli italici problemi. Sui blocchi di partenza l’immancabile “totoministri” che tanto affascina i nostri “giornalai” e fa discutere i trenta o quaranta milioni di esperti politologi italiani sulla bontà di questo o quel parlamentare.

Tutto bello, tutto nuovo.

Ma chi si vuole prendere per il culo? Nulla di innovativo, nessuna “schiarita” politica all’orizzonte marcio e nero dei palazzi romani.

Sono qui, nel mio ufficio immerso nella penombra pomeridiana. Fuori, al di la della finestra aperta a far entrare la carezzevole aria primaverile tarantina, la vita scorre caotica ed ignara di quanto e cosa si confabula nella lontana Roma. Ad un tratto un suono triste di campane infrange il latrato dei cani, il cinguettio degli uccelli e l’arrogante prepotenza dei clacson… “suonano a morto”! Spero che non sia un presagio di default prospettato dal Grillo Catastrofico!

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Io mi chiedo in quale misura la pazienza degli italiani dovrà essere contenuta affinchè non dirompa in un turbine di scellerata violenza? Ma come può un “Essere” tanto spregevole ed artefice, assieme alla sordida complicità del PD, dell’italica disfatta, azzardarsi a emanare editti e minacciare impunemente? Dove sono i bei “principi di mielato collaborazionismo” tanto proclamati durante il buonismo post-elettorale? Dov’è finita l’impellente necessità di un governo che possa risanare, o meglio rattoppare, questa Italia ferita dalla stessa stupida leggerezza dei suoi governanti? Mi chiedo ancora: tornano prevalenti i problemi personalissimi del cavaliere senza cavallo e circondato di somari? Devo pensare, ancora, che i bislacchi proclami pseudo-dittatoriali di Grillo siano cosa buona e giusta? Troppe domande, lo ammetto, ma sono certo che nessuna risposta seria e concreta potra mai giungere a queste orecchie stanche di farneticazioni idiote, vuote e inconcludenti!

IlPrisco

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Imprenditore… non farlo!

suicidiCio che mi lascia basito e sono certo sconcerti anche il 99% degli italiani, è l’indifferenza assurda apatica dello Stato nei confronti degli imprenditori italiani. Quest’ultimi, da sempre spina dorsale del sistema economico e contributivo italiano, sono ora coloro che soffrono le peggiori angherie perpetrate da chi maggiormente ha beneficiato del loro ingegno, della loro intraprendenza e dinamicità.

Lo Stato come un enorme grosso Parassita ha rinpinguato la sua pancia insaziabile con il sudore di migliaia di piccole e medie imprese senza curarsi di ciò e quanto chiedeva e ora si ciba e beve e si sazia del loro stesso sangue.

Loro, silenziosamente e ben disponibili, gli imprenditori, hanno “rifocillato” le fauci del Parassita cercando di colmare una voragine di fatto incolmabile. “Abili servitori e sguatteri” del sistema malato ed infetto hanno servito su piatti d’argento la capacità di produrre ricchezza degli imprenditori italiani e di questo il Parassita si è egoisticamente nutrito per anni, decenni.equitalia (1)

Ma un Parassita non si muove da solo, altri suoi simili lo seguono e insieme fanno comunella. Ed ecco che a far compagnia al più grosso e vorace giungono le banche.

Loro si saziano delle disgrazie degli imprenditori come sordidi avvoltoi, loro ti tendono una mano solo se tu puoi darne due a loro e le due devono essere copiosamente piene di denaro, liquidità buona e subito fruibile. Ti lusingano, ti circuiscono, promettono, incantano, ti prendono per le due mani e delicatamente ti accompagnano su per i piani alti. Qui, impomatati disgustosi “pinguini” ti accolgono, con larghi ed ipocriti sorrisi, nei loro begli uffici dalle poltrone in “pelle umana” (è quella di altri malcapitati che prima di te sono passati per quei ricchi meandri). Prendono i tuoi soldi, li usano a loro piacimento, li manipolano, li trasformano, ti garantiscono ottimi risultati, grossi guadagni in investimenti sicuri. Utilizzano i tuoi risparmi. Guadagnano dai tuoi risparmi. Tu non guadagni, se sei fortunato ci perdi poco, se la dea bendata ti volta le spalle ci rimetti tanto.banche-240x300

Poi arriva, è naturale che arrivi, la crisi economica mondiale.

Tutto rallenta, tutto si assopisce, gli investimenti rallentano e con essi l’offerta. Le commesse diminuiscono a vista d’occhio, diventano rare, troppo poche per una quantità di imprese nate per soddisfare un’offerta dieci o venti volte maggiore. Si gioca al ribasso, si gioca a sbranarsi (gli imprenditori sono onesti e non fanno cartello come le banche). Le aziende più deboli iniziano a soccombere lentamente, le altre con le spalle più larghe, iniziano a dar fondo alle loro risorse per far fronte al calo di lavoro (gli imprenditori sono affezionati alle loro maestranze, ai loro collaboratori e non vogliono fare a meno di loro).

Ma la crisi continua e le risorse delle imprese finiscono, allora il buon Imprenditore ricorda che quando entro per la prima volta in banca, con le mani piene di soldi buoni (piene di belle e sane LIRE), fu accolto con gentilezza e sorrisi e torna a bussare a quella porta.

banche-italiane-sotto-esame-258Questa volta però non viene accolto nei “piani alti”! Questa volta può accedere solo al primo piano, dove non ci sono “pinguini” ma semplici schiavetti terrorizzati da un complesso sistema di macchine che ordina loro come lavorare, cosa fare, come parlare, quanto, a chi e quando sorridere ed il colore della cravatta che dovranno indossare il giorno dopo. Il povero Imprenditore viene fatto accomodare su una sedia in platica, che urla la disperazione di altri come lui, e li, distrattamente, lo schiavetto gli chiede in cosa può essergli utile, anzi no! Gli chiede:<cosa vuoi?>. L’imprenditore quasi si meraviglia del perchè di una così grande differenza. Gentilmente ed educatamente racconta del momento difficile e della necessità che ha la sua piccola azienda a mantenere il passo in assenza di commesse buone e di cattivi pagatori. Alla fine, supera il momento di vergogna (perchè di questo si tratta) e chiede se può ottenere una linea di credito per poter utilizzare i soldi della banca in attesa che i molteplici suoi clienti si decidano a pagare.

“Si”, gli dicono e assieme al “si” gli presentano un elenco di documenti da produrre lungo quanto un convoglio merci, per ottenere un affidamento bancario. “L’intraprendente Imprenditore” prepara diligentemente le scartoffie e fiducioso torna in banca per consegnare il tutto ed ottenere il sospirato prestito.

Un’altra sorpresa lo attende. <Firma qui>, gli dice lo schiavetto con la cravatta grigia a strisce oblique come la sua faccia sudata e grassa. <Cos’è?> Chiede l’imprenditore che ha le mani sporche di grasso della sua bella officina meccanica e a quelle strane “manovre” non è abituato ne le conosce bene. <Una fideiussione. Garantisci cio che ti diamo con la tua casa>. L’imprenditore sa che non può esimersi dal firmare perchè la sua azienda ha bisogno di quell’iniezione d’ossigeno per poter andare avanti, per non licenziare, per vivere… Firma.EQUITALIA

La vita di un imprenditore abituato a lavorare si sa, è dura, e si sa anche che non tutti i giorni sono belle giornate e durante una crisi economica mondiale le giornate belle sono veramente rare.

La crisi imperversa, il gran Parassita ha fame e chiede ancora più “sostanze” a chi non ne ha più.

Il lavoro è diventato più unico che raro, il parassita mangia a quattro ganasce e pretende inesorabile. I pochi clienti rimasti si trovano nelle tue stesse condizioni.

E tu? Cosa fai tu, piccolo Imprenditore che non incassi ma devi pagare le tasse su ciò che non hai incassato? Cosa fai con la rata di Equitalia (lungua lingua e denti appuntiti del Parassita)? Cosa fai con quella fattura che devi pagare e che è già scaduta? Cosa fai con l’IVA da versare? Non hai soldi, i tuoi clienti non hanno pagato, sono in crisi così come il resto del mondo a te conosciuto. La banca o chi per lei, ti ha già chiamato per dirti che devi coprire il tuo conto perchè sei andato fuori fido. Hai preso tempo, qualche giorno, attendi forse un miracolo?

Cosa fai tu piccolo imprenditore? Fai l”Equilibrista! Prendi un po di quà, versi la, preghi di qua, urli di la, recuperi qui, paghi li.

Ma se la fortuna è cieca, si sa, la sfiga ci vede benissimo e cosa può mai attendersi un piccolo sfortunato imprenditore? Si rompe una macchina vitale per il completamento e la consegna di una commessa. Ti serve consegnare per tempo perchè quel cliente ti ha garantito il pagamento immediato e quei soldi ti serviranno per pagare gli operai, le tasse e coprire il “buco” sempre più grande in banca.

Imprenditoreee! Imprenditore! La macchina che si è rotta l’hanno costruita i crucchi maledetti e solo loro possono intervenire su quegli apparecchi e loro costano duemilacinquecento euro al giorno e dagli italiani vogliono essere pagati prima, dove banche_ueprenderai i diecimila euro che ti servono da spedire in Germania? Non li hai e non li avrai da nessuno.

Nessuno aiuta l’imprenditore, neppure la “sua” banca che, rapidamente, si insospettisce dalla preoccupazione che gli occhi stanchi trasudano (lei, loro sono delle entità vive e sanno percepire i tuoi turbamenti, la presenza e l’assenza di liquidità).

La merce destinata all’unico cliente “pagante” rimasto non parte e ovviamente i soldi non arrivano ma le scadenze, le cartelle esattoriali, le more, i conti e le fatture da pagare si, puntuali come la morte.

Il tempo è tiranno e fare gli “Equilibristi” sul filo del rasoio non è salutare.

Dieci giorni non sono ancora trascorsi ed ecco che l’assistente del nostro Imprenditore entra nell’ufficio con una faccia cinerea e con qualche riga umida sulle guance provate dalle preoccupazioni e dall’età. L’Imprenditore comprende immediatamente. <E’ la banca. Ci intima di “rientrare” dall’affidamento>, mormora lei con un filo di voce.

Una settimana e un giorno per restituire alla banca, che tanto gentile era stata pochi anni addietro quando gli chiese di affidare lei i risparmi di una vita con la promessa subdola che li avrebbe moltiplicati come i “pani e i pesci”, per restituirle più di un milione di maledettissimi euro.

suicidi (1)L’imprenditore non sa più ne pensare ne agire. Non c’è da pensare, non ha ne soldi, ne risorse economiche, ha utilizzato tutto per tenere in piedi la sua azienda e pagare i suoi operai pur di non chiudere, uccidere la sua “creatura”. La banca, gentile ed umana, ora lo costringe al fallimento, Basilea 1 e Basilea 2 e presto Basilea 3 l’hanno trasformata in un mostro inanimato e cinico. Perde la casa in cui lui, sua moglie e i suoi figli abitano. Perde tutto. Gli rimane solo una tristezza infinita nel cuore e null’altro.

contro-equitaliaLa sofferenza, il dolore, le umiliazioni, i pentimenti (per essere stato troppo onesto) si concentrano in una mente stanca ed abbattuta, depressa. Si lascia cadere nel vuoto. Mentre il vento veloce accarezza il suo volto dalla barba incolta, ancora una volta si sente solo e pensa e ha il tempo di maledire chi lo ha ucciso: maledetti, perchè avete preteso, perchè avete succhiato per anni il mio sangue, perchè mi avete fatto lavorare così tanto. Perchè mi avete spinto giù? Maledetti. Maledetto Stato, maledetto Parassita. Maledette banche, maledetti Parassiti.

L’Imprenditore smette di soffrire. Ora i suoi occhi tristi incontrano molti altri occhi tristi.

Solo alcuni dei nomi dei “Martiri” dell’onestà e del lavoro, dell’impegno quotidiano in un’Italia che non esiste più. Onesti Imprenditori uccisi dallo Stato insensibile e vorace: Albino Mazzaro, Gabriele Gaudenzi, Andrea Zampi, Elia Marcante, Giovanni Schiavon, Giuseppe Campaniello e tanti, tanti altri, troppi!crisi-economica-imprenditori-suicidi-anteprima-600x412-616664

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LE PICCOLE IMPRESE PUGLIESI HANNO VOGLIA DI RIPARTIRE

Il direttore commerciale Puglia, Felice Delle Femine, ha presentato il VI Rapporto UniCredit sulle piccole imprese, nella conferenza che ha avuto luogo oggi presso la sede dell’istituto a Bari
«In una fase in cui le piccole imprese pugliesi stavano già attraversando una profonda trasformazione, in particolare quelle che si mostravano attive nell’export e nell’innovazione, il subentrare della crisi – afferma Felice Delle Femine – ha accentuato le difficoltà, non solo dal lato produttivo ma anche da quello finanziario. Mai come ora è cruciale il supporto del sistema finanziario per evitare il rischio che situazioni di momentanea illiquidità di imprese sane e competitive dal punto di vista produttivo possano trasformarsi in situazioni di insolvenza».Questa è l’opinione del direttore commerciale Puglia di UniCredit nel commentare i dati della Puglia del VI Rapporto UniCredit sulle Piccole Imprese realizzato dall’Ufficio Studio UniCredit – divisione Retail Italy. I dati sono basati su un campione di oltre 400 aziende con un fatturato inferiore a 10 milioni di euro sul territorio locale a fronte delle seimila imprese del campione nazionale rappresentativo di realtà clienti e non clienti dell’Istituto bancario. In base alla ricerca, le piccole imprese pugliesi hanno fiducia principalmente nei piani di investimento e nell’occupazione, riponendo, invece, poca fiducia nella ripresa economica del Paese e in quella del proprio settore.

Tra le maggiori difficoltà incontrate in questo periodo di crisi economica vi sono l’allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti (per il 76,8% delle imprese pugliesi, per l’82,7% delle imprese con sede a Bari e per l’81% delle imprese del campione nazionale), la riduzione delle vendite in Italia (per il 71% delle imprese pugliesi e per il 65,6% di quelle baresi) e all’estero (per il 23,3% delle pugliesi e il 22,4% delle baresi) e l’aumento del costo delle materie prime (per il 70,1% delle aziende di Puglia e 72,4% delle baresi).

Questo peggioramento delle condizioni di mercato ha condotto le aziende a una rigidità nella gestione finanziaria della propria attività imprenditoriale, al congelamento dei piani di investimento e successivamente alla riduzione degli impieghi. Le banche italiane in questo contesto economico hanno saputo dimostrarsi flessibili in termini di valutazione del rischio di credito. Il nuovo modo di fare banca pone, infatti, maggiore attenzione alla relazione con il cliente, mira a far divenire la banca un riferimento stabile sul territorio e a stringere accordi significativi con partner strategici quali Confidi e Associazioni di Categoria, in grado di svolgere un importante ruolo di mediazione con le banche rispetto all’accesso al credito delle piccole imprese.

«L’asse portante dell’economia nazionale è costituita dalla moltitudine di piccole e medie imprese – continua Felice Delle Femine – che sono una risorsa primaria dell’economia italiana e soprattutto pugliese. Per un rilancio definitivo di tale economia occorre un miglioramento qualitativo nelle produzioni che necessita investimenti in capitale fisico e umano di notevole entità. Occorre un rapporto con il sistema finanziario che sia sempre più leale e trasparente che veda come protagoniste non solo le banche e le piccole imprese ma anche i Confidi e le Associazioni di Categoria quali partner strategici per lo sviluppo del territorio».

A credere nello sviluppo del territorio locale e nella ripresa economica sono proprio le imprese che si dimostrano pronte a reagire e a prediligere una strategia competitiva tanto nel breve quanto nel medio-lungo periodo. In particolare, nel breve periodo le stesse affermano di prediligere azioni volte a migliorare la qualità dei prodotti/servizi offerti divenendo maggiormente competitive sul mercato (risponde così il 78% delle aziende pugliesi e il 77,4% delle baresi), aumentare il contenuto tecnologico del prodotto (67% delle aziende di Puglia e il 68,3% di quelle di Bari) e controllare i costi (66,1% delle pugliesi e il 61,9 delle baresi)

. Nel lungo periodo oltre al miglioramento della qualità dei prodotti e servizi, che rimane tra le azioni future prioritarie (per l’83,4% delle pugliesi e il 79,5% delle baresi), le piccole aziende mirano a innovare la forma distributiva (72,7% delle pugliesi e 71,7% delle baresi) e a sviluppare nuove politiche di marketing e di comunicazione aziendale e di prodotto (per il 64,8% delle aziende pugliesi e il 54% delle aziende baresi). «A fronte di questo scenario competitivo – conclude Delle Femine – UniCredit Banca di Roma ha dato sostegno in Puglia incrementando i fidi in essere per circa 350 milioni di euro e concedendo a 2400 nuove imprese clienti fidi per oltre 200 milioni di euro». Quindi UniCredit Banca di Roma ha realizzato una crescita degli impieghi alle imprese pugliesi nel 2009 del 6% incrementando le quote di mercato in Regione e ha gettato le basi per confermare anche nel 2010 tali quote al fine di raggiungere l’obiettivo di diventare il punto di riferimento dell’economia del territorio.

(Gazzetta Economica.com)

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